CASALINGHE, SUCCESSO CHE RICONCILIA CON LA TV

Il notevole successo di audience delle Casalinghe disperate (lunedì e martedì su Raidue, ore 21) è un corroborante segnale di ottimismo che ricaccia indietro il sospetto che il gusto, il palato del pubblico della tivù generalista fosse stato irrimediabilmente rovinato dalla moneta cattiva della brutta fiction, dai telefilm zuccherosi, dall'invadenza dell'intrattenimento di poca sostanza e spessore, dai troppi medici e carabinieri e poliziotti che si rincorrono per i palinsesti. Che la seconda puntata di questa serie americana abbia superato i quattro milioni di spettatori, aumentando ancor di più il buon esito del debutto, significa che quando si danno buoni prodotti in prima serata la risposta del pubblico sa essere immediata ed entusiastica anche al cospetto di un'offerta più sofisticata, come lo è generalmente la fiction di importazione americana. Desperate Housewives tratteggia con occhio disincantato e graffiante le inquietudini di quattro donne della periferia americana, presentate dalla voce fuori campo (l'io narrante televisivo) di una quinta amica che si uccide nella scena iniziale della serie. Il pubblico comincia presto a familiarizzare con Bree Van De Kamp (Marcia Cross), casalinga perfettina mal sopportata da marito e figli; Susan Maye (Teri Hatcher) madre divorziata in cerca di un nuovo compagno; Gabrielle Solis (Eva Longoria) ex modella sposata a un ricco marito che tradisce con il giovane giardiniere; Lynette Scavo (Felicity Huffman) ex donna in carriera madre frustrata di quattro bimbi pestiferi. La forza della serie sta nel dare voce al non detto della condizione femminile fotografata tra le pareti domestiche, nella scrittura sapida e tagliente con cui si descrive il rapporto tra madri e figli, mogli e mariti, amiche e rivali in amore, con qualche forzatura e sconfinamento nel cinismo ma una forte volontà di aderenza alle dinamiche psicologiche che regolano, seppur sovente inconfessate, la vita umana. Le casalinghe disperate sembrano fatte apposta per suscitare discussioni e distinguo, come è nella natura della migliore fiction americana che ha l'abilità di trasformare molti suoi prodotti in fenomeni di costume. Non mancheranno infatti opinioni contrastanti e giudizi non necessariamente positivi su come e quanto siano davvero credibili e realistici i comportamenti e i caratteri delle protagoniste, che paiono talvolta più personaggi che persone, in ossequio a un'esigenza di vivacità descrittiva. Ma resta il fatto che Desperate Housewives è un bellissimo esempio di fiction di qualità, dalla fotografia alla sceneggiatura, dai dialoghi alla sapienza di governare gli intrecci sottilmente inquietanti che restano sullo sfondo di ogni episodio. Da non perdere, come si diceva una volta.