«Casbah» al setaccio, la polizia sulle tracce del killer di viale Bligny

È caccia al tunisino che domenica ha ucciso un connazionale. Ieri, nello stesso stabile, è stato trovato il corpo di un italiano stroncato da un malore

Paola Fucilieri

«Per catturare l’assassino ci vorrà ancora un po’. Ma lo prenderemo. È solo una questione di tempo».
Il giorno dopo la tragedia in viale Bligny 42 c’è ancora tanta polizia. Appena 24 ore dopo essere passata da queste parti - una vecchia, immensa costruzione industriale (meglio conosciuta come «la casbah») divisa in due palazzi e due scale, per un totale di 275 appartamenti distribuiti su 4 piani affollati di extracomunitari clandestini, «esperti» in espedienti di sopravvivenza perlopiù di natura illegale - la morte, infatti, ieri è tornata di nuovo in visita.
Domenica pomeriggio lo stabile era già stato teatro di una vera e propria tragedia sentimentale: un povero ragazzo di appena 25 anni, il tunisino irregolare Mohamed Bougoani, è stato ucciso con una coltellata dall’amico e connazionale M’Bark S., 22 anni, ora ricercato ovunque dagli investigatori della squadra mobile. Cos’era accaduto per scatenare la furia del giovane assassino contro l’amico? Semplicemente M’Bark aveva fatto dei calcoli squallidi e sbagliati. E invitando a entrare a casa sua Bougoani e la sua ragazza subito dopo pranzo (erano le 13.10) aveva creduto di poter mettere tranquillamente le mani addosso alla donna, un’insegnante milanese di 34 anni, non residente in quello stabile, seppure nel medesimo viale: se era disposta a entrare a casa sua e si era messa con un tunisino che viveva lì, nella «casbah», perché, si sarà chiesto M’Bark, non avrebbe dovuto essere disponibile anche alle sue avance? Vistosi rifiutato con decisione il 22enne ha avuto una reazione inusitata per violenza e freddezza. Prima ha ferito gravemente e tre volte con un coltello da cucina la poveretta; quindi, sempre davanti alla donna e usando la stessa arma, non ha esitato ad ammazzare l’amico tunisino, piantandogli la lama nell’addome. Perché? Pure lui si era risentito per le molestie sessuali fatte dall’amico alla sua donna e aveva preso le difese di Sonia.
Sempre nella tarda mattinata (ma di ieri) e sempre nello stabile sulla sinistra rispetto all’androne del portone principale (cioè lo stesso palazzo dove domenica è ucciso il tunisino, ndr) è stata la volta di un italiano sessantenne, trovato morto nel suo appartamento. Stavolta, però, le cause del decesso sono naturali. A dare l’allarme, infatti, sono stati alcuni vicini di casa che, non vedendo l'uomo da qualche ora si sono subito allarmati perché sapevano bene che era cardiopatico. Il morto - che, tanto per rientrare nei «parametri» della «casbah», non poteva non avere precedenti penali alle spalle - secondo il medico legale è morto proprio per un attacco di cuore.
Intanto, per l’omicidio del tunisino, gli investigatori smentiscono con decisione ogni altro movente da quello ufficiale. Parlando con la polizia dal suo letto d’ospedale al Policlinico, dopo il risveglio dall’operazione che le ha salvato la vita, Sonia T., infatti, ha detto di essersi trovata in viale Bligny 42 perché lì viveva con la famiglia il giovane che frequentava da appena una settimana e che poi è stato ucciso, Bougoani appunto.