Cascella resuscita i miti contro l’industria culturale

L’Accademia di San Luca di Roma e il Comune di Città di Castello in Umbria, hanno promosso una serie di esposizioni d’arte contemporanea dedicata agli artisti romani.
Tra questi spiccano nomi come Achille Perilli, Elisa Montessori, Tommaso Cascella, Ettore Consolazione, Giuseppe Gallo. La prima esposizione è quella delle opere di Tommaso Cascella inserita nel già nota manifestazione «L’Arte è mobile» nelle sale della Palazzina Vitelli a quattro passi dalla Fondazione Alberto Burri.
L’artista romano espone una collezione di ceramiche realizzate dalla Fondazione Alviero Moretti di Deruta ed in concomitanza, la Galleria delle Arti di Luigi Amadei presenterà opere pittoriche di grande formato dal titolo «Aspettando i Barbari».
L’aspetto fondamentale dell’opera di Tommaso Cascella è nella ricerca sperimentale, protesa e assistita da una sorta di dimensione del Trascendente. Non è possibile accedere alla sua opera, senza avvertire, o semplicemente «leggere», quella partecipazione interiore in cui Cascella è coinvolto non solo razionalmente, ma anche affettivamente. Infatti ogni lavoro è un mondo a sé, un capitolo del grande «romanzo» della propria vita raccontata con l’intimità con la quale si sogna e col dubbio d’una verità profetica. Circa un anno fa in occasione d’una sua grande mostra alla Reggia di Caserta, scrissi dell’artista romano che la sua opera, infine, è concepibile, quindi comprensibile, solo in un nuovo spazio aperto alle esperienze di vita in esso «rinnovabili», diremmo ancora possibili, perché ultima certezza d’incontro di sensibilità ed emozioni che, rappresentate, riescono a sopravvivere alla memoria e al logorio del tempo.
L’universo comunicativo che Tommaso Cascella vuole rovesciare in un flusso d’immagini è la fantasmogoria arcaica della cultura mediterranea: sono i miti, le superstizioni, i costumi, il gusto estetico che precedono la formazione del moderno e permangono nell’immaginario della civiltà contemporanea. Con il feticismo iridescente delle merci estetiche, che esprimono l’oggettività tecnologica d’una società sviluppata, Cascella contesta, con questi lavori recenti, l’industria culturale riproducendo una sorta di umanesimo antropologico pre-industriale e ne fa un elemento integrante del suo racconto e del linguaggio di comunicazione.