Le cascine protagoniste di Expo, al via il piano di valorizzazione

Presentato il censimento delle 59 tenute di proprietà del Comune. La Moratti: "Abbandonati 18 poderi in attesa di essere recuperati"

Un atlante (e un bel volume con planimetrie, cartografia e foto) delle 59 cascine di proprietà del Comune. Un inventario, a cura di Comune, Politecnico e del Centro studi Piano intercomunale milanese che ha finalmente consentito la mappatura e schedatura di questi meravigliose realtà tra territorio urbano e agricolo. «Un’idea - rivela il sindaco Letizia Moratti - nata insieme alla candidatura di Milano all’Expo per valorizzare le eccellenze della città». E fra le eccellenze da presentare al Bie, anche il patrimonio dell’agricoltura urbana e periurbana. Ieri, presenti l’assessore Carlo Masseroli, l’ad Expo Lucio Stanca e l’architetto Stefano Boeri, nel salone d’onore della Triennale la presentazione del progetto «Le cascine di Milano verso e oltre Expo 2015. Un sistema di luoghi dedicati all’agricoltura, all’alimentazione, all’abitare e alla cura del territorio». Tra i relatori don Antonio Mazzi e la Fondazione Exodus della Cascina Molino Torrette, don Virginio Colmegna e la Ceas di Cassinetta san Gregorio e don Gino Rigoldi della Comunità Nuova di Cascina Cassinazza. Ci sono perché, ricorda la Moratti, i progetti di ristrutturazione mirano al recupero agricolo o sociale. «A Milano su 59 cascine comunali, 18 sono diroccate. Ma tutte vanno recuperate coinvolgendo i privati e i soggetti e le associazioni che già le abitano». Già pronti due bandi con un finanziamento di 8 milioni di euro per la cascina di San Bernardo a Chiaravalle e del Molino San Gregorio al Parco Lambro. Ma entro il 2015 tutto il patrimonio sarà recuperato in tempo per l’Expo il cui tema è l’alimentazione e dunque l’agricoltura.
Nemmeno il tempo di finire e in sala irrompono gli autonomi del centro sociale occupato (da 17 anni) Cascina Torchiera a contestare la «politica miope del Comune». Secca la replica del sindaco: «Per chi vuole partecipare al piano di valorizzazione delle cascine il posto c’è. Ovviamente nel rispetto delle regole». Parole condivise dall’assessore Masseroli. «Questa protesta - sottolinea - è la dimostrazione che c’è un grande patrimonio sottovalutato e quindi a rischio degrado. Ma la convivenza civile deve avere delle regole. E con il nuovo Pgt stiamo cercando di darle alla città». Per quanto riguarda cascine e Parco sud, assicura che «per la città sono una grande opportunità tutta da scoprire, basta pensare a un’agricoltura che debba soltanto lasciare spazio all’urbanizzazione». E allora Boeri propone il loro utilizzo come «spazi per la vendita dei prodotti ortofrutticoli, orti urbani e vivai, agenzie per l’inserimento del mercato del lavoro rurale, luoghi di formazione e studio sull’agricoltura biologica e biodinamica, momenti di gioco ed educazione alla biodiversità vegetale e animale per i bambini, spazi per una ristorazione di qualità che recuperi le culture tradizionali dell’alimentazione».