Lo Cascio speleologo della mente per Kafka

Nasce negli anfratti oscuri e profondi della mente, ma trova posto nello spazio delimitato del palcoscenico del teatro Valle, volutamente scarno per sottolineare la durezza dello spettacolo: Nella tana, spettacolo in scena da martedì (e fino all’8 giugno), del quale Luigi Lo Cascio è l’artefice unico, protagonista totale, autore e regista. Partito dalla riduzione di un racconto originario di Kafka, il testo in teatro diventa una drammaturgia d’attore, che rivendica al linguaggio della scena la necessità di accogliere grandi interpreti del cinema che abbiano la capacità di cimentarsi con l’interpretazione, in un percorso comune di recitazione, dilatando una parte d’inconscio e lasciandolo poi attraversare dal corpo parlante. «La prima operazione di regia è stata la conversione del racconto di Kafka in un altro testo - spiega Luigi Lo Cascio - ma non per stravolgere la perfezione dello scritto originario, semplicemente, cercavo di interpretare mimicamente la mia esperienza d’intromissione nella costruzione di partenza; ogni frase simulava un’azione di trivella per sospingermi e inoltrarmi nel fondo della trappola che Kafka ha disegnato in forma di tana». Un adattamento, dunque, che diventa possibile nella messa in scena costruita intorno all’uomo e alla sua dimensione personale, un viaggio di 80 minuti che rappresenta il tentativo di una fuga da sé, all’interno del labirinto tracciato da Kafka, per imbrigliare e sovvertire le certezze dei suoi lettori: in pochi centimetri fisici e mentali, il senso di un limite nell’essere misterioso, uomo e animale, che sprofonda in un buco, solo apparentemente sicuro. Il personaggio racconta le vicissitudini, le smanie e le abitudini della sua vita sotterranea, mostrando il suo vero volto di segregazione e paura. La scena dove tutto ciò accade è semplicemente evocata da Nicola Console, scenografo, ma soprattutto disegnatore e manipolatore d’inquietanti movimenti della natura: il protagonista appare infatti come una creatura di cartone, illuminata dalle luci di Roberto Innocenti.