«Casco d’oro» ai pm: la banda della Magliana non c’entra con la Orlandi

La banda della Magliana non avrebbe avuto alcun ruolo nel rapimento di Emanuela Orlandi, la giovane cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983 in circostanze ancora misteriose in cui, secondo chi indaga, avrebbe avuto un ruolo Renatino De Pedis, il defunto capo della banda della Magliana. Lo avrebbe affermato Claudiana Bernacchia, soprannominata «Casco d’oro», romana oggi 53enne, già compagna di due esponenti della banda, rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo che indaga sulla scomparsa della Orlandi.
La deposizione della donna però non avrebbe convinto appieno chi indaga, cui sarebbe apparsa reticente. Ciò forse perché dopo un passato burrascoso con la giustizia, che l’ha anche portata in carcere, oggi la Bernacchia si sarebbe risposata con un imprenditore che non avrebbe avuto alcun guaio con la giustizia, ma che avrebbe conosciuto De Pedis. «Casco d’oro» in passato fu la convivente di Claudio Sicilia, il «pentito» assassinato nel novembre del 1991, dal quale ebbe due figli, poi di Giorgio Paradisi, morto nel 2006 per un tumore, da cui ebbe un altro figlio. Le dichiarazioni della donna vanno quindi in senso contrario rispetto a quanto affermato allo stesso pm da Sabrina Minardi, la supertestimone dell’inchiesta, nonché da Maurizio Abbatino e Antonio Mancini, entrambi ex esponenti della banda, poi divenuti pentiti. Il 9 agosto del 1993 la Bernacchia si vide recapitare un mandato di cattura emesso nell’aprile precedente nell’ambito dell’operazione denominata «Colosseo», possibile anche grazie alle rivelazioni di Maurizio Abbatino, che assicurò alla giustizia circa una cinquantina di presunti affiliati alla famigerata banda. La donna era riuscita a sfuggire all’arresto in due occasioni, nel 1992 e nel 1993.