Case ai Rom, rivolta a sinistra dei sindacati degli inquilini

Le organizzazioni sparano a zero sulla «scelta unilaterale che mortifica 1300 famiglie in lista d’attesa»

Francesco Gambaro

«Il Comune ha deciso d'autorità, senza tener conto della drammatica emergenza abitativa con 1300 famiglie sfrattate, in lista d'attesa da anni per un alloggio popolare». Parola di Cgil Sunia, Cisl Sicet e Uil Uniat, le organizzazioni sindacali di inquilini e assegnatari, che ieri hanno preso nettamente le distanze dai provvedimenti adottati da Tursi per ricollocare i rom allontanati dalla Foce: quasi 140 persone che andranno a vivere in appartamenti di edilizia popolare. Premessa dei sindacati: «Noi non siamo contrari in linea di principio alla soluzione di gravi problemi sociali, come quello dei nomadi inseriti nel campo di via dei Pescatori, che si trascina da tempo immemorabile». Ma una scelta così delicata doveva essere il risultato di un percorso condiviso con le associazioni di categoria e il resto della cittadinanza, tuonano Cgil, Cisl e Uil. Che solo due settimane fa avevano incontrato alcuni rappresentanti del Comune (gli assessori Margini e Veardo), per denunciare la grave emergenza abitativa e chiedere la reperibilità immediata di alloggi pubblici. «Ci hanno risposto che non ce n'erano», accusa Stefano Salvetti, segretario Sicet Cisl. Figurarsi la sorpresa dopo aver letto sui giornali, che i nomadi verranno ricollocati in appartamenti di edilizia popolare. «Mentre noi siamo a conoscenza di molti genovesi costretti a dormire in macchina o in albergo», aggiungono Roberto Simoncelli (Sunia Cigl) e Rosanna Santarello, segretaria regionale Cisl. A questo proposito va segnalata l'iniziativa di Alleanza nazionale, che mette a disposizione l'assistenza legale alle 1300 famiglie in lista d'attesa per una casa popolare. E la petizione di An, con la quale si chiede che i rom sgomberati dalla Foce siano temporaneamente ospitati in una zona di sosta fuori della cinta urbana, ha già raggiunto mille adesioni.
Ma nelle ultime ore sta circolando una voce quanto meno curiosa, proprio sul campo nomadi di via dei Pescatori. Per i soliti ben informati quest'area nel 2008 potrebbe essere acquistata dai rom per usucapione, dopo 20 anni di possesso continuato. Sempre che lo sgombero del campo non venga davvero perfezionato nel giro dei prossimi giorni. Vedremo. Intanto le organizzazioni sindacali hanno vergato un comunicato di fuoco, in cui ricordano che «il provvedimento del Comune sta suscitando negli inquilini dei quartieri popolari una forte reazione di dissenso, alla luce dei precedenti inserimenti che hanno alimentato ulteriori conflitti sociali». E, in mancanza di un chiarimento immediato, già si parla di «mobilitare i soggetti da noi rappresentati». Di qui la richiesta di un incontro urgente col vice sindaco Alberto Ghio, per domandargli maggiore trasparenza e coerenza nelle scelte dell'amministrazione comunale.
Ma nel mirino di Cgil, Cisl e Uil è finita anche l'Arte (ex Iacp), colpevole di non aver mai presentato un censimento anagrafico degli alloggi attualmente liberi o vuoti. «Dovrebbero essere circa 600, ma la cifra esatta non la conosciamo», ammette Antonino Tripodi, della Uil Uniat. Nell'incontro del 7 giugno i sindacati avevano chiesto al Comune la definizione di un piano a medio termine «allo scopo di ripristinare una parte del patrimonio abitativo in favore delle fasce più deboli».
Invece, come un fulmine a ciel sereno, è piombata la notizia del piano di ricollocazione dei rom firmato da Tursi. Inattesa e contestata «perché è evidente che si ritiene più importante la valorizzazione immobiliare-economica di una parte del territorio, dove verrà costruito un albergo a cinque stelle, piuttosto che il benessere dei cittadini», scandisce Rita Guglielmetti, segretaria Cgil regionale.
Insomma, in questa operazione fortemente voluta dal Comune i sindacati degli inquilini e degli assegnatari ravvisano «superficialità e una strana idea di programmazione e partecipazione alle scelte locali che non ci sentiamo di condividere».