Case ai rom, Triboniano ha i giorni contati

Fondazione Policlinico, Pio Albergo Trivulzio e Ligresti hanno messo a
disposizione una trentina di appartamenti. Entro la fine dell’anno 25
famiglie potranno traslocare negli alloggi in affitto e il campo sarà
chiuso per sempre

Eureka! Le 25 famiglie del campo di Triboniano hanno trovato un tetto (privato) sotto cui stare. Dopo il miraggio delle case Aler praticamente consegnate chiavi in mano alle famiglie in stato di grave necessità, e poi ritirate per la forte opposizione del PdL milanese «perchè ci sono migliaia di milanesi che aspettano da anni una casa», ieri la prefettura ha concluso la ricerca sul mercato privato degli appartamenti da dare in affitto ai nomadi. Il piano Maroni, o meglio il «progetto per la riqualificazione e l’alleggerimento delle aree adibite a campi nomadi, integrazione sociale della relativa popolazione ed eliminazione di alcuni campi» del valore di 13 milioni di euro può riprendere il suo cammino a passo spedito. Il 31 dicembre, infatti, è il termine ultimo per la chiusura degli insediamenti regolari di Triboniano, Negrotto, Bonfadini e Novara.
Ma chi sono i generosi privati che grazie al lavoro di mediazione del prefetto e commissario straordinario per l’emergenza nomadi Gian Valerio Lombardi, il suo staff e gli operatori del sociale, hanno acettato di dare ospitalità alle famiglie rom? La fondazione Policlinico, la Fondazione Pio Albergo Trivulzio e Salvatore Ligresti. Ligresti ha messo a disposizione una cascina di sua proprietà alla periferia di Milano, che potrebbe dare un tetto a circa 30 famiglie. Altre tre beneficeranno dell’ospitalità del Pio Albergo Trivulzio e altrettante della fondazione Policlinico. Ora che il sudoku è chiuso - le 25 famiglie hanno trovato casa - si tratta di disegnare la mappa, ovvero individuare sul territorio quali appartamenti sono disponibili e in che condizioni. Il piano, infatti, destina dei fondi anche per la ristrutturazione degli alloggi dati in affitto ai rom.
Il primo a ufficializzare la disponibilità è stato il cda del Policlinico che dal suo tesoretto ha fatto saltar fuori tre alloggi. Dopo aver passato in rassegna il maxi-patrimonio della fondazione, frutto di cinquecento anni di donazioni dei milanesi, è arrivato l’ok del consiglio di amministrazione con una delibera che mette a disposizione del commissario per l’emergenza rom tre unità abitative. Quali e in quali stabili è ancora tutto da decidere. Se ne discuterà in prefettura e si sceglieranno gli appartamenti in base ai componenti della famiglia rom da accogliere e i base alle disponibilità di case sfitte. «È stato possibile acconsentire alla richiesta - precisa il cda, presieduto da Giancarlo Cesana - vista la momentanea disponibilità di alloggi sfitti di proprietà dell’ente e in virtù della legge 94 del 25 marzo 1982, che impone a tutti gli enti pubblici proprietari di patrimoni immobiliari, indipendentemente dalle finalità istituzionali, di mettere a disposizione del Comune una quota fino al 60% della disponibilità annuale complessiva di unità abitative, da assegnare prioritariamente a persone colpite da sfratto».
Nella delibera si prevede che «gli appartamenti siano a misura di famiglia, ubicati in diversi stabili e scelti tra quelli inagibili e richiedenti interventi di ristrutturazione edilizia, previsti a carico degli enti responsabili del progetto di integrazione». Sono previsti inoltre un canone d’affitto e la stipula di una polizza di assicurazione contro i danni che potrebbero essere causati da chi abita negli alloggi.