Case Aler, ora sono i rom che fanno causa al Comune

Dieci rom del campo di via Triboniano hanno presentato un ricorso, in sede civile, contro il sindaco Letizia Moratti, il prefetto Gian Valerio Lombardi e il ministro dell’Interno Roberto Maroni, perché vengano loro assegnate le case popolari in adempimento a quei «progetti di autonomia abitativa» che erano stati prima sottoscritti dall’amministrazione comunale e dalla Prefettura e poi bloccati.
I rom, tramite gli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri, chiedono al giudice di «ordinare alle amministrazioni convenute di dare pieno e esatto adempimento ai predetti progetti assumendo ogni necessario provvedimento affinché ai ricorrenti sia consentito prendere possesso degli alloggi», oltre che «dichiarare il carattere discriminatorio del comportamento tenuto dalle amministrazioni». «Lo scopo è semplicemente quello di ottenere rispetto degli accordi. Solo così si potrà realmente superare l’emergenza dei campi nomadi e di andare verso una situazione di normalità e integrazione», spiega l’avvocato Guariso. Dure le repliche del presidente del Consiglio regionale della Lombardia, il leghista Davide Boni, e del vicesindaco Riccardo De Corato. «Non c’è neppure un briciolo di riconoscenza - attacca Boni - nei confronti di quelle istituzioni che hanno aperto e mantenuto il campo, offrendo ai nomadi l’occasione per integrarsi realmente nel tessuto sociale milanese». Per De Corato «è un ricorso grottesco e a dir poco surreale».