Case Aler senza tasse vera «politica del fare»

(...) L’Ici è quindi onere aggiunto che, per famiglie giovani, può costituire un ulteriore aggravio. Se si pensa, poi, che anche le aziende per l’edilizia residenziale pubblica, così come le Fondazioni e gli Enti assistenziali, pagano l’Ici per gli immobili di loro proprietà e destinati, però, a fornire un alloggio alle fasce sociali più deboli, si comprende quanto questa imposta sia un freno alla costruzione di nuova edilizia residenziale pubblica, o di carattere sociale, ed al recupero di quella esistente, che necessita, invece, di interventi urgenti.
A questo proposito, mi permetterei di suggerire, al presidente del Consiglio di estendere il beneficio dell’esenzione Ici anche agli immobili destinati alle locazioni a canone sociale, vista la grande attenzione che Berlusconi ha già dimostrato nei confronti di una sempre più forte crescita della domanda di alloggi di edilizia residenziale pubblica, o sociale, per i cittadini. Su questo fronte, si consideri che solo l'Azienda Lombarda per l’Edilizia Residenziale Pubblica di Milano - ex Iacp - paga circa 10 milioni di euro all’anno di Ici.
Se l’abrogazione dell’Ici fosse estesa anche all’edilizia residenziale pubblica, si libererebbero risorse consistenti che - fungendo da volano - consentirebbero all’Azienda di accendere un mutuo ventennale, pari a 130 milioni di euro, da vincolare ad interventi di riqualificazione e manutenzione.

Per compensare il mancato introito, relativo alle prime case ed eventualmente all’edilizia sociale, si potrebbe, ad esempio, pensare a una rimodulazione interna dell’Ici, per quegli immobili che, non essendo destinati all’abitazione principale, producono reddito attraverso un riequilibrio del valore censuario degli immobili. Se ciò non dovesse portare ad una compensazione totale delle risorse, la parte restante potrà essere davvero ricercata all’interno dei meccanismi complessi derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, nonché dalla compartecipazione dei Comuni alle imposte, in attuazione del principio del Federalismo fiscale. La compiuta autonomia del sistema della spesa e delle entrate, per le Regioni e gli enti locali, con il Federalismo fiscale, dovrà comunque generare forme di solidarietà, soprattutto verso quei territori che presentano una minor capacità contributiva.
Osservando con attenzione le posizioni in campo, emergerà immediatamente un profondo divario tra le due coalizioni: a sinistra prevale la logica di screditare l’avversario, dall’altra parte invece c’è l’esperienza di cinque anni di buon governo, figlia di quella «politica del fare» che contraddistingue anche l’azione della Regione Lombardia.
Alessandro Moneta

*Assessore alle Infrastrutture

e mobilità della Regione Lombardia