Case del Comune ai rom, si riapre il caso

(...) La signora vive in una casa popolare del Comune. Nell’appartamento sopra il suo, ha trovato alloggio una famiglia di zingari che viveva nel campo nomadi di via dei Pescatori (alla Foce) sgomberato un anno e mezzo fa. A 21 di quelle famiglie la giunta Pericu ha dato una casa popolare, scatenando le proteste dei genovesi in graduatoria per un alloggio.
«Non sono razzista - spiega la signora di vico del Teatro Nazionale, vedova, che vive con un figlio che ha avuto dei problemi di salute - Chiedo solo di vivere come una persona normale». E una persona normale, «non può resistere a lungo nelle nostre condizioni, a me è venuta la tachicardia». I vicini sono rumorosi: «Nell’appartamento il via vai è continuo. A tutte le ore del giorno e della notte ascoltano musica ad alto volume, il soffitto vibra per i rumori, spesso sento dei tonfi, come se qualcosa di pesante cadesse sul pavimento».
Parlare con i diretti interessati è stato inutile. «Mi hanno detto: “Stiamo festeggiando”...». La signora ha provato allora a rivolgersi alle forze dell’ordine: «Le chiamate al 113 e ai vigili non si contano. Ho fatto denuncia, segnalato il problema al Comune ma è stato tutto inutile: quando arrivano i controlli, gli intrusi scappano e i titolari della casa stanno zitti per qualche ora. Poi si ricomincia. Non siamo una famiglia agiata, ma abbiamo comunque una dignità. Non siamo bestie».
Sui nomadi di via dei Pescatori c’è un’altra questione aperta. Subito dopo lo sgombero, An aveva lanciato una raccolta firme di protesta contro l’assegnazione di case di edilizia pubblica ai fuoriusciti. Pochi mesi fa, in agosto, si era posto il problema dei nomadi che non pagavano l’affitto. «Che vengano sfrattati come si farebbe con qualunque altro inquilino - avevano detto Gianni Plinio e Gianni Bernabò Brea, consiglieri regionale e comunale di An - Se la sindaco Vincenzi non lo farà, presenteremo un esposto all’autorità giudiziaria». Finora, spiegava ieri Bernabò Brea, non ci sono state risposte. «Ho presentato una mozione. Nonostante i solleciti, però, nessuno della giunta mi ha risposto. Il problema è aperto, è calata una cortina di silenzio, evidentemente c’è qualcosa di poco chiaro. La denuncia? Non l’abbiamo ancora fatta, ma riprenderò in mano la cosa. Potrei rivolgermi anche alla Corte dei conti».
La replica del Comune è affidata a Bruno Pastorino, assessore alla Casa: «Quanto alla morosità, vorrei ricordare che le 21 famiglie che erano in via dei Pescatori si sono comportate in modo diverso: 5-6 hanno pagato con puntualità, altre 5-6 hanno invece profonde morosità, le rimanenti hanno pagato anche se non sempre con puntualità. Nella casa popolare ci sono perché così ha deciso la giunta Pericu, si può non essere d’accordo, ma ricordiamoci che non hanno occupato abusivamente gli alloggi - aggiunge - E che pagano un affitto a equo canone, più alto del canone sociale degli inquilini “normali”». Ora si pone il problema del rinnovo di quelle assegnazioni: «Erano di durata biennale - ricorda l’assessore- Per decidere se rinnovarle valuteremo se la famiglia ha pagato l’affitto regolarmene e se ha avuto cura dell’alloggio».
C’è infine il caso della signora di Vico del Teatro Nazionale. Abbiamo contattato Pastorino ieri sera, per lui era impossibile conoscere il caso concreto. «Riceviamo varie contestazioni sul rumore dei vicini e cerchiamo di intervenire - spiega - Per allontanare persone da un alloggio, però, servono fatti certi e gravi».