Case, negozi e parchi al posto della Centrale

Presto un vertice sul piano ideato da un gruppo di architetti

Marcello Chirico

Residenze, negozi, terziario e tanto verde al posto dei binari ferroviari. Quelli che, attualmente, corrono paralleli a via Ferrante Aporti e via Sammartini per quasi un chilometro e mezzo e poi piegano verso nord-ovest o nord-est, a seconda che si dirigano verso Torino o in direzione Venezia. Praticamente quei quattro milioni di metri cubi di cosiddetto «sedime ferroviario» che, col suo fitto reticolato ferroso, si allunga alle spalle della Stazione Centrale e divide i quartieri di Greco e Loreto.
Chissà se un’idea del genere piacerà ad Adriano Celentano, teorizzatore di una Milano più a misura d’uomo e che da giovane viveva proprio a due passi da qui, in quella via Gluck dove una volta c’era appunto l’erba e adesso c’è una città. Forse no, considerato che al posto dei treni troverebbero spazio quei grattacieli che il molleggiato non gradisce tanto: almeno otto, quattro alti e altrettanti più bassi, che andrebbero a contenere uffici, abitazioni, aree commerciali.
Insomma, un’altra Milano rispetto a quella attualmente esistente e che di onirico ha davvero poco. Ma la mitica Centrale? Che fine farà? Resterà dov’è, seppur trasformata nel più grande museo della tecnologia del trasporto mai visto finora in Italia.
Chiudiamo il libro dei sogni e ricominciamo dall’inizio, dal perché e dal per come si arriverebbe a realizzare una trasformazione urbanistica di questo tipo in una delle zone nevralgiche del capoluogo lombardo. L’idea è partita da un gruppo d’architetti del Varesotto, convinti che con lo sviluppo del trasporto ferroviario basato sulla Tav (alta velocità) le «stazioni di testa», quelle ubicate appunto nel centro delle città e concepite per un altro tipo di traffico su rotaia, non abbiano più ragion d’essere ma possono essere sostituite da altre, più al passo coi tempi. Naturalmente, fuori dal tradizionale perimetro del centro metropolitano. Per quanto riguarda Milano, che di stazioni ferroviarie ne possiede più d’una, il suggerimento sarebbe quello di spostare arrivi e partenze dei nuovi convogli ad alta capacità (un prototipo è esposto, proprio in questi giorni, in piazza Duomo) al «nodo» di Greco, liberando così l’intero sedime della Centrale e dando così avvio ad una riqualificazione urbana complessiva.
Un progetto suggestivo che è subito piaciuto al senatore leghista Giuseppe Leoni, varesotto pure lui e tra i fondatori del partito padano insieme a Umberto Bossi, che non ha perso tempo e ha parlato di quest’idea ai colleghi del Carroccio in Regione. A loro volta lo hanno fatto col governatore Roberto Formigoni, il quale avrebbe manifestato al riguardo particolare interesse, tant’è vero che i tecnici regionali sono già al lavoro per capire se l’idea è fattibile (un incontro è previsto già in questi giorni), coinvolgendo nella partita pure il Comune di Milano e ovviamente Ferrovie dello Stato, proprietaria dell’intera area in oggetto.
Il parere al riguardo delle Fs è fondamentale, alla luce dell’appalto da 110 milioni di euro che l’ente ferroviario nazionale ha appena assegnato nell’agosto scorso per la ristrutturazione della Stazione Centrale. Un progetto di ammodernamento generale dell’edificio annunciato da molto tempo (diciamo pure anni) e che adesso è finalmente partito: stopparlo o riconsiderarlo non sarà semplicissimo. Il Pirellone ci proverà ugualmente, proponendo al direttore generale di Fs Holding Enzo Catania di modificare soltanto le funzioni legate al servizio ferroviario che, di fatto, col nuovo progetto non servirebbero più, mentre invece potrebbero essere mantenute quelle commerciali in quanto la Centrale continuerà ad essere comunque un polo d’attrazione attraverso il nuovo museo della Tecnologia.
Sciolto questo nodo, si darebbe il via alle procedure istituzionali, le quali potrebbero prevedere l’attuazione di un «Accordo di Programma» (come quello adottato per Garibaldi-Repubblica) o di un «Progetto integrato d’intervento». Partire adesso significherebbe strutturare l’accordo entro il 2010, alla fine cioè del terzo mandato formigoniano.