Case occupate: già pronti 1200 sgomberi

Manca: «Le nostre richieste di sfratto sono rimaste sul tavolo di Ferrante»

Gianandrea Zagato

Tempo scaduto per gli abusivi di professione. Sgombero preannunciato per quei milleduecento che occupano alloggi Aler nei sette quartieri interessati dalla riqualificazione. O se vanno da soli o saranno cacciati dalla forza pubblica: opzione senza alcuna volontà di creare problemi di ordine pubblica ma sola possibilità per lasciare campo libero ai muratori che ridaranno nuova luce al Molise-Calvairate, Mazzini, Gratosoglio, Ponte Lambro, San Siro e, infine, agli storici quartieri Spaventa e Stadera.
Nessun sconto per professionisti dell’illegalità, nemmeno uno strapuntino di favore «tramite la graduatoria d’emergenza»: «Il nuovo regolamento sulle assegnazioni delle case popolari dice che gli occupanti abusivi non possono ottenere la casa» ricorda Luciano Niero. Uscita, quella del presidente dell’Aler, accompagnata dalla statistica delle occupazioni: «Abbiamo registrato un incremento preoccupante: nel 1989 gli abusivi erano 1994, oggi sono 2926 ed impegnano il 6,4 per cento del nostro patrimonio». Numeri che si completano con il dato degli sgomberi effettuati negli ultimi due anni: «Quattrocentoventuno di cui 281 eseguiti in flagranza». Che significa appena centoquaranta «programmati al tavolo interistituzionale della Prefettura».
E qui «entra in gioco» sostiene Guido Manca, assessore alla Sicurezza di Palazzo Marino, il ruolo dell’ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante: «Non mi stupisce né sorprende un così basso numero di sloggi, anche valutata la complessità e perché no il trauma di ogni singolo intervento. Sul quel tavolo prefettizio ho visto accatastare le richieste firmate dall’amministrazione comunale e da quella dell’Aler di procedere contro i professionisti dell’abusivismo, quelli che entrano negli alloggi per conto terzi, e contro quelli che subaffittano. Richiesta di perseguire secondo la legge rimasta però lettera morta. Meraviglia? Nessuna quando Ferrante è sfilato in piazza dietro le bandiere del Sunia: allora, è stato chiaro il perché degli sgomberi sempre rimandati». Spiega di un ritardo ambrosiano nel ripristino della legalità che, parola di Manca, si sta però già recuperando: «Gli abusivi di professione saranno tutti cacciati, anche perché impediscono spesso la riqualificazione del territorio». Partita da giocare nel nome e per conto degli interessi dei milanesi onesti, pur comprendendo l’esistenza di situazioni spesso difficili.
Quei casi di occupazione «del bisogno» che, garantisce Niero, saranno «valutate caso per caso, con sensibilità e buon senso» ma senza sorpassare chi ha maturato diritti e mai occupato alloggi. Certezza del rispetto delle regole che risponde pure alla volontà di quella commissione d’indagine sul racket degli abusivi messa in pista da Palazzo Marino. Risposta contro un fenomeno molto diffuso nel patrimonio pubblico «e nata grazie ad un’inchiesta apparsa su il Giornale nel settembre 2003 e che, due anni dopo, è stata fatta propria da tutti i gruppi consiliari, sia della maggioranza che dell’opposizione» osserva Aldo Ugliano (Ds). Commissione dove, ovviamente, sono chiamati in causa anche i sindacati inquilini: «E, garantisco, non siamo certo gli alfieri della tutela dell’abusivismo. Anzi, siamo i primi a dare un messaggio di legalità, senza se e senza ma» fa sapere Carmela Rozza, segreteria del Sunia. Affermazione di chi si dice disponibile ad affrontare «i problemi alla luce del sole» e già denuncia il caso del civico 3 di via Lopez, dove è in piena attività «un professionista dell’occupazione illegale». Ma c’è pure un altro caso: via Villani 3 dove su 400 appartamenti di proprietà del Comune «ci sono stati segnalati otto-casi-otto di subaffitto» ricorda Ugliano.
Episodi con tanto di nomi e cognomi che arricchiscono quel dossier pronto per essere consegnato al nuovo prefetto, Gian Valerio Lombardi, al quale il Comune e l’Aler ovvero i gestori della parte più consistente del patrimonio abitativo milanese chiedono «una risposta concreta» per contribuire al ripristino «di una nuova identità dei quartieri, fondata sulla convivenza, la legalità e la qualità della vita». «Risposta» che, annota Niero, serve pure a favorire l’integrazione e la vivibilità, dove ora regna l’illegalità che condiziona «gravemente» la vita dei regolari.