Case popolari ai nomadi milionari

da Cuneo

A Cuneo la Guardia di finanza ha smascherato il primo evasore fiscale di etnia Sinti: dichiarava di essere un poveraccio ma viveva in una villa dal valore di oltre 300mila euro. Un caso analogo a Prato, dove una donna di origine rom viveva da 7 anni con il convivente in una casa che il Comune gli aveva assegnato in quanto nulla tenente. La coppia era indicata come un esempio di integrazione, ma ora è stata sfrattata: le Fiamme gialle hanno accertato come in realtà lei e il suo compagno non avessero diritto di vivere in quell’appartamento. Nel 2004 la donna aveva versato mezzo milione di euro su un conto corrente bancario e su uno postale a lei intestati, investendo 100mila euro in buoni del tesoro. Eppure nessuno dei due aveva un lavoro fisso e vivevano come poveracci. Impossibile anche solo sospettare che in realtà custodivano un tesoretto di grande valore. In entrambi i casi scoperti dalla Guardia di finanza non esiste una documentazione che accerti la provenienza del denaro.
Smunto e malvestito, 48 anni, Django girava nella città di Cuneo tirando un carrettino trasandato come lui. Diceva di raccogliere ferro vecchio: «Hai pezzo che non serve? Io prendo senza spesa e ti libero di un peso». Sembrava un nomade come tanti: vent’anni di carcere da scontare per furto e ricettazione, la mano sempre tesa per chiedere l’elemosina e una roulotte malandata nel campo comunale. La sua marcia in più era il grande intuito per gli affari: da tempo il sinti aveva capito che l’investimento più sicuro è ancora quello del mattone. Così, senza mai emettere fattura sulle compravendite del materiale ferroso, ha racimolato una fortuna e realizzato il sogno della vita: acquistare una casa tutta sua. E che casa. Una villa appena fuori città con tre alloggi e un piccolo giardino per un valore che supera i 300mila euro. Somma messa da parte in vent'anni di raccolta ferro: un lavoro che lascia stupiti per quanto possa essere remunerativo. Django poi ha preferito restare un fantasma per l’erario piuttosto che per l'anagrafe, come fanno molti suoi connazionali: nonostante si definisse commerciante, i finanzieri non hanno trovato neppure l’ombra di una fattura che potesse dimostrare la sua attività di compravendita. I finanzieri hanno rintracciato le sue cospicue disponibilità finanziarie che, come stabilito dalla legge, sono state considerate provento di attività illecite e quindi è scattata la richiesta alla Procura Generale di Torino per la confisca dei beni, immediatamente eseguita. La villa andrà all’asta e il ricavato tornerà allo Stato.