Case popolari ai rom, tutti contro il ministro

Il prefetto ricorda che sul dizionario «alla voce nomadi si parla di non stanziali. Impossibile inserirli in alloggi di edilizia residenziale»

Non c’è bisogno di decifrare il Ferrero-pensiero. Il virgolettato del ministro per la Solidarietà sociale è inequivocabile: «Bisogna aver le risorse per gestire la questione dei campi rom in modo decente, anche lavorando per il parziale superamento dei campi stessi, dov’è possibile, con politiche abitative e di costruzione che permettano il superamento di certe realtà». Che, in soldoni, significa «superare» i campi e offrire alloggi di edilizia residenziale pubblica ai nomadi.
Ipotesi sostenuta pure dalla Caritas che reclama «una legge quadro nazionale, che sostenga questa prospettiva» alternativa «al campo rom». Stabilità abitativa anche se di «impossibile» attuazione, come ricorda il prefetto Gian Valerio Lombardi. In un suo intervento sul tema, il rappresentante dello Stato ha annotato che sul «“Devoto-Oli” alla voce “nomadi” si parla di soggetti non stanziali ovvero sarebbe difficile se non impossibile inserirli in case popolari». Riferimento ai settanta rom ospiti nella tendopoli di Opera. Come dire: «I passaggi» se ci devono essere «vanno fatti con gradualità». Ma il ministro Paolo Ferrero è impaziente e vuole arrivare al «superamento di certe realtà» perché, annota, «bisogna accompagnare i processi e non fare delle forzature sia negli spostamenti delle persone che nella costruzione dei campi».
Tesi che a sinistra vede il duo Marco Granelli and Pierfrancesco Majorino in prima fila a spellarsi le mani: «Un’applicazione concreta di questa linea significa far chiedere dal Comune di Milano che siano rese disponibili quelle risorse necessarie di cui la Regione Lombardia dispone». Ma la linea del Pirellone è della serie «non si fanno sconti»: «Nessuna legge a favore delle popolazioni nomadi sarà rifinanziata dalla nostra Regione. I soldi dei cittadini lombardi non si toccano, non finanziamo i furti» dice l’assessore al Territorio Davide Boni.
E mentre l’assessore alla Famiglia Gian Carlo Abelli dà la percentuale della presenza degli stranieri in Lombardia, «vive il 25 per cento della popolazione straniera presente in Italia e questo deve far riflettere sui criteri con cui vengono ripartiti quei fondi nazionali che vedono la Regione fortemente e ingiustamente penalizzata», dal centrodestra meneghino arriva una dichiarazione pro-Ferrero. È del consigliere di An Giovanni De Nicola, «se fondamentale è favorire l’integrazione reale e non quella basata su sentimenti caritatevoli, be’ l’accoglienza deve passare necessariamente attraverso un’oculata politica abitativa». ossia «si permetta ai rom di accedere alle graduatorie per le case popolari dopo averle concesse ai milanesi già in coda».
Parole che provocano l’orticaria al ds Filippo Penati: «Case popolari ai rom? Chi ne parla pone un problema prematuro, sia oggi ma pure domani». Affermazione tranchant del presidente della Provincia: «I rom nell’edilizia pubblica non sono all’ordine del giorno».