Case popolari, tra un anno le prime 40

Sorgeranno a Sud della città a Ronchetto delle rane. Non casermoni ma una costruzione a ferro di cavallo con aree verdi e agorà

Andrea Fontana

Quaranta nuovi appartamenti, formato famiglia, pronti tra un anno e «a canoni accessibili alla gran parte dei milanesi» aggiunge il vicesindaco Riccardo De Corato. Il piano di Palazzo Marino contro l’emergenza casa fa tappa in via Pescara, località Ronchetto delle Rane, Milano sud insomma, dove sta prendendo forma la palazzina a ferro di cavallo con 49 box auto e 50 cantine, che da settembre 2006 sarà la casa di quaranta famiglie, iscritte nelle graduatorie per le case popolari.
Alloggi tra i 70 e i 90 metri quadrati, ambulatori e negozi nell’area dove sorgeva un vecchio caseggiato, poi demolito. Edilizia sovvenzionata: 2,7 milioni stanziati dal Comune e 4,3 dalla Regione, per un investimento complessivo di 7 milioni di euro anzi, «Saranno risparmiati 50mila euro - spiegano i responsabili del cantiere - grazie a piccole modifiche migliorative». Un assist degno del miglior Kakà per De Corato che raccoglie: «I lavori fatti dalla giunta Albertini non hanno accumulato ritardi né hanno avuto un aumento dei costi. Se siamo riusciti a farlo per la Scala... ».
«Niente più casermoni» è il motto di Palazzo Marino che guida la strategia d’azione sulle case popolari. Al loro posto costruzioni con zone verdi e agorà. E il fabbricato di via Pescara ne è una cartolina perfetta: immerso com’è tra villette a schiera, cascine abitate e verde che quasi il depuratore di Ronchetto, distante poche centinaia di metri, passa inosservato. Milano sud, dunque, ma a chi parla della periferia milanese come sinonimo di degrado il vice Albertini, in versione capocantiere, risponde: «Non mi sembra che la periferia di Milano, anche la più estrema, possa essere descritta come una landa abbandonata».
Dopo le ristrutturazioni in viale Ungheria, ad Alzaia Naviglio Pavese e in via Mar Nero, per complessivi 1200 appartamenti, la palazzina di via Pescara, estrema periferia, è l’assaggio della «nuova stagione di edilizia popolare» annunciata a marzo dall’assessore all’urbanistica, Giovanni Verga («ventimila alloggi in dieci anni») e declinata nei quartieri in costruzione dalla fine del 2005. Entro l’anno in corso, infatti, cantieri aperti in quattro insediamenti per i quali sono stati approvati i progetti preliminari. Via Civitavecchia, via Ovada, via Gallarate e via Senigallia: sono le zone dove saranno creati 550 posti. In altre quattro aree (nelle vie Degli Appennini, Cogne, Giambellino e Del Ricordo) la prima pietra è prevista per il 2006, dopo la conclusione del concorso già bandito. In totale, circa 1300 appartamenti su aree di proprietà comunale con un investimento di 130 milioni di euro.
E i soldi? «Con la vendita degli appartamenti di Piazzale Dateo, che avrà una base d’asta di 70 milioni di euro, di via Cicco da Simonetta, di via Cesariano e di via Palermo, aumenteremo il fondo per compiere questi investimenti» precisa il vicesindaco De Corato, convinto che la risposta al problema casa messa a punto da Palazzo Marino, non darà un tetto solo alle classe sociali più basse. L’innalzamento della soglia di accesso alle graduatorie per gli alloggi pubblici dà ormai una chance anche a operai e famiglie monoreddito. «In precedenza il reddito massimo per accedere a queste case era di 18 milioni di lire all’anno, una soglia così bassa che anche un operaio finiva per non rientrare nei requisiti per l’edilizia popolare - spiega il numero due di Palazzo Marino -. Ora questo tetto è stato portato a 30 milioni di lire e permette di intercettare le esigenze anche di questa fasce della popolazione».