Case popolari, in cantiere 3.400 nuovi alloggi

Sono destinati a giovani coppie e famiglie molto numerose

Siete una giovane coppia? Avete una famiglia numerosa? Avete intenzione di mandare vostro figlio a studiare a Milano? Ecco una buona notizia per voi. Sono in arrivo 3.400 nuovi alloggi popolari, distribuiti in otto diverse zone della città. Gli indirizzi? Via Figino, via Fratelli Zoia, via Cenni (Ovest), via Tre Castelli, via Voltri, via Chiesa Rossa, via Ferrari, via Merezzate, via Lambro (Sud), via Idro e via Rizzoli (Nord-Est). Su un’area complessiva di 310.600 mq verranno costruiti 211.500 mq di residenze popolari, di 70 mq circa ciascuna.
In particolare le prime tre aree (via Cenni, Ferrari e Figino) saranno messe a bando - con scadenza 31 ottobre - per operatori della finanza etica per la realizzazione di interventi di edilizia residenziale sperimentale in affitto, di cui il 20 per cento a canone sociale, l’80 per cento a canone calmierato e convenzionato. Per quanto riguarda le altre aree, sempre di proprietà comunale, saranno messe a bando - con scadenza 15 dicembre - per la realizzazione di case popolari, di cui il 25 per cento verrà affittato a canone sociale e convenzionato, mentre il restante 75 sarà venduto a prezzi convenzionati. L’operazione coinvolge il Comune, che possiede le aree, la Regione, che finanzia 30 milioni di euro, e i privati che costruiranno gli edifici.
Si scrive housing sociale, si legge case popolari, case, cioè, destinate a quei milanesi che non sono in grado di pagare un affitto a prezzi di mercato, o a persone con esigenze abitative temporanee. Un esempio? Le famiglie numerose, composte da almeno 5 persone, le giovani coppie, famiglie con portatori di handicap o invalidità, genitori single con figli minori, lavoratori temporanei o studenti.
Le novità non finiscono qui, anzi: i nuovi edifici saranno anche «di qualità». Milano si prepara a dire addio ai vecchi quartieri dormitorio e sulla scia di una gloriosa tradizione, quella della «scuola milanese» di Albini, dello studio Bbpr, di De Carlo e Aldo Rossi, che diede lustro alla storia dell’architettura lombarda dal dopoguerra agli anni Settanta, inaugura un nuovo modo di costruire i quartieri popolari. Con un occhio a Madrid e alla Spagna, dove l’housing sociale ha raggiunto standard molto alti. «È tanto che a Milano non si parla di housing sociale in modo serio - commenta Carlo Masseroli, assessore alla Sviluppo del territorio - proprio per questo il primo criterio con cui valuteremo i progetti che ci verranno presentati nei vari bandi sarà il punteggio relativo alla qualità dell’intervento. In futuro non si faranno più i ghetti».
Ma cosa si intende per qualità? «Qualità - spiega l’architetto Paolo Caputo - significa integrare i nuovi quartieri nel contesto urbano, significa dare un’identità alle nuove costruzioni e non creare quartieri limitandosi a ripetere edifici tutti uguali, ma significa anche mescolare residenze a negozi e servizi, per evitare i cosiddetti “quartieri-dormitorio“. Implica l’utilizzo in maniera calibrata di colori e materiali, lo studio del rapporto tra spazi privati e comuni, la cura nel disegno dei particolari».