Case popolari, guerra tra poveri

La Regione minaccia lo stop di ascensori e acqua se il Comune non ritirerà subito i pignoramenti contro l’Ater

Sui 560 milioni di Ici non pagata dall’Ater al Comune di Roma si è scatenata una «guerra tra poveri» che ora rischia di creare seri problemi agli oltre 170mila inquilini delle case popolari. Il perché è presto detto: durante la gestione commissariale, il Campidoglio ha dato il via a una serie di pignoramenti che adesso, a detta dell’assessore regionale alla Casa Mario Di Carlo, rischiano di bloccare perfino la manutenzione ordinaria, a cominciare dagli ascensori. Ecco perché scrive all’assessore capitolino al Bilancio Enzo Castiglione per chiedergli di ritirare i provvedimenti esecutivi sui conti correnti dell’Ater. «Siamo pronti a offrire tutte le garanzie necessarie affinché il comune di Roma si senta tutelato per i crediti che ritiene di vantare dall’Ater di Roma, ma è indispensabile rimuovere subito il pignoramento dei conti correnti dell’Ente per non essere costretti a interrompere la manutenzione agli stabili dal 1° luglio». In caso contrario, ammonisce Di Carlo, «già dai prossimi giorni verranno affissi presso gli stabili dell’Ater i cartelli attraverso i quali gli abitanti verranno informati che dal 1° luglio sarà sospesa qualsiasi manutenzione agli impianti». «Siamo molto preoccupati per gli effetti che la sospensione della manutenzione di ascensori e pompe di sollevamento dell’acqua potranno determinare ai 175mila abitanti dei 53mila appartamenti dell’Ater - spiega Di Carlo - soprattutto in un periodo di elevate temperature che già influiscono negativamente sulla salute delle persone, in particolare gli anziani. Non garantire la manutenzione vuol dire fermare gli ascensori».
L’«avvertimento», però, viene rispedito al mittente dal consigliere comunale del Pdl Andrea De Priamo: «Ci chiediamo se il centrosinistra voglia creare confusione allarmando gli inquilini e tentando di attribuire le responsabilità di quest’emergenza all’attuale amministrazione comunale. Se dovessero essere bloccati i servizi primari la responsabilità sarebbe solo di chi negli ultimi anni non è riuscito a risanare l’ azienda».