Case popolari, i nomadi arrivano prima degli sfrattati

Duemila genovesi aspettano un alloggio, trecento sono senza tetto, ma Tursi pensa agli zingari

(...) davvero critica. Ad aggiungere scandalo a scandalo però c’è l’occhio di favore che il Comune sembra avere nei confronti dei nomadi. Dopo il recentissimo sgombero di piazzale Kennedy, l’assessore al traffico Arcangelo Merella ha detto che è necessario trovare una sistemazione a queste persone. Una frase che ha scatenato l’accesa polemica da parte del consigliere di Alleanza Nazionale. «Prima dei nomadi - dice Aldo Praticò -, ci sono gli italiani, i genovesi e tutti gli sfrattati che dormono in mezzo alla strada perché non hanno un tetto sotto cui ripararsi. Gli zingari in fondo hanno le roulotte». Il Comune però sembra fare orecchie da mercante mentre ci sente benissimo se si parla di zingari. Casse perennemente in rosso dalle quali però escono 164.781,72 euro per un’opera di riqualificazione del campo nomadi di Bolzaneto, e Istituti scolastici che fanno suonare la campanella in ritardo per i bambini nomadi con la motivazione che «la loro cultura è senza orologi».
La cultura dei genovesi invece gli orologi li conosce bene e il tempo che passa per tutti coloro che da anni si trovano in lista d’attesa per ricevere un alloggio popolare è fin troppo evidente. «I nomadi spesso sono persone nate a Genova e sono quindi genovesi come tutti gli altri», dice l’assessore alla sanità Paolo Veardo. Anche l’assessore Merella, dopo che le carovane degli zingari della Foce si sono spostate altrove liberando da un peso e da mille angosce gli abitanti di quella zona, ha dichiarato: «Il nostro problema è che non abbiamo un campo di transito dove sistemarli provvisoriamente. Però dobbiamo sottolineare che molti nomadi sarebbero ben disposti ad accettare un processo d’inserimento nella società civile». Verrebbe naturale aggiungere che sarebbero ben disposti anche ad un inserimento negli alloggi che spetterebbero per primi ai genovesi. Graduatorie lunghissime e liste d’attesa che paiono non avere una fine. Una patata bollente che da poco tempo è finita nelle mani del vicesindaco, ora anche assessore al patrimonio in sostituzione di Rosario Monteleone.
«Quando ho ricevuto il mandato dal sindaco - dice Alberto Ghio -, il primo problema è stato quello legato all’emergenza case. La mia idea sarebbe, se è vero che esistono quattrocento appartamenti non disponibili, partire con un fondo rotativo in maniera tale da poter fare interventi sugli appartamenti e via via renderli disponibili. Dovremmo rimettere in moto altri meccanismi che al momento non sono ancora in grado di dire, ma me ne sto interessando, per venire incontro almeno parzialmente a questa emergenza abitativa. È chiaro che le graduatorie per l’assegnazione superano le 1100 richieste, quindi questo dimostra la gravità del problema». Parole non molto rassicuranti soprattutto per coloro che da anni si trovano in coda in compagnia della sola speranza.