Case popolari occupate Aler prepara gli sgomberi in tremila appartamenti

La scala E del palazzone in via Mar Jonio convertita in una casbah con tanto di scritte in arabo a «decorare» le pareti scrostate. Su per i gradini che portano in cima a questa specie di minareto nel mezzo del quartiere San Siro, una sola frase è in italiano, stentato, ma il senso si capisce benissimo: «Itali(ani) di merd(a)». L’inquilino dell’ultimo piano vive in solaio, anzi sul pianerottolo. Per terra ha sistemato materasso e coperte trovate nei cassonetti, la finestra tappata col cartone, per armadio usa la porta che dà al terrazzo, per wc una bottiglia di plastica. Alle otto in punto di ieri, la visita fuori-programma: una squadra anti-abusivi dell’Aler decisa a metter fine all’occupazione. Operazione filata perfino più liscia del previsto, con i carabinieri ad accompagnare in caserma un maghrebino dopo averlo «invitato» a raccogliere in fretta i pochi effetti personali. Sotto gli occhi dei condomini «onesti», che, almeno stavolta, dopo la segnalazione all’azienda di edilizia residenziale pubblica un risultato l’ha ottenuto subito.
Stessa soddisfazione poco più tardi negli occhi di una signora affacciata al balcone dall’altra parte della città, quando nel cortile di via dei Tommei (Molise-Calvairate) entrano i tecnici Aler. «L’altra sera qualcuno ha rotto i sigilli del bilocale seminterrato. Dobbiamo intervenire prima che sia troppo tardi». I poliziotti bussano alla lastra scardinata di fresco con piede di porco. Sul muro, scoperti, i fili elettrici deviati per rubare la corrente. Sorpresa, ecco che s’affaccia una giovane donna con due bimbi in braccio. Suo marito, un cittadino egiziano, continua a dormire. Quando gli agenti suonano la sveglia, capisce che è il caso di fare le valigie «spontaneamente». I piccoli, uno non avrà nemmeno tre anni, scoppiano a piangere. Così l’ispezione di routine si trasforma in piccola emergenza umanitaria. «Madre e figli, sempre se lo vorranno, saranno ospitati nell’immediato presso una struttura protetta. La situazione dell’uomo sarà valutata a parte, ma pare abbia un lavoro, vedremo...». Intanto i fabbri si mettono all’opera per blindare di nuovo l’appartamento. «È fondamentale provvedere all’assegnazione dei locali sfitti in tempi brevi, altrimenti arriveranno presto i prossimi disperati», concordano tecnici e forze dell’ordine.
«Accogliamo persone costrette dal racket a pagare cifre da capogiro pur di entrare nelle case - testimonia la responsabile del dormitorio City Angels di via Esterle -. Ma tra loro c’è sempre grande omertà». Catena di sfruttamento costata ad Aler 500mila euro in sgomberi e riparazioni, soltanto quest’anno: 480, infatti, sono stati gli allontanamenti effettuati, pari all’85% delle nuove occupazioni (680 sul totale di 2.883 del patrimonio Aler). «Sgomberi avvenuti in tempo reale» chiosa Luciano Niero, presidente dell’Aler: «Impegno concreto di un’azienda pubblica che gestisce oltre 40mila alloggi e che, ogni giorno, misura lo stato di bisogno delle famiglie grazie agli strumenti messi a disposizione dalla Regione Lombardia».