Case popolari, Pisapia frena: occupare è reato Ma i vendoliani dettano la linea: ora sanatoria

Dopo le polemiche per lo stop agli sgomberi proposto dall'assessore alla Casa Lucia Castellano, i consiglieri di Sel chiedono una sanatoria. Pisapia si schiera sia con gli abusivi si con gli aventi diritto. Ma di "sanzioni" per gli occupanti non se ne parla

Milano - Dopo le le polemiche di ieri per lo stop agli sgomberi degli occupanti delle case popolari lanciata dall'assessore alla casa Lucia Castellano oggi arriva la replica dei consiglieri comunali del gruppo Sel che parlano chiaramente e senza problemi di una sanatoria per gli abusivi. "L’Assessore Castellano non l’ha detto, ma lo diciamo noi: l’occupazione abusiva per stato di necessità, soprattutto in presenza di alloggi sfitti strutturalmente, non puó essere ricondotta ad un reato, infatti il nostro ordinamento prevede una discriminante precisa:condotta commessa per stato di necessità. Per questo sarebbe opportuna una sanatoria dopo i dovuti ed annunciati controlli sulle condizioni economiche, ma soprattutto apprendiamo con estrema soddisfazione che è in corso un importante lavoro di assegnazione dello sfitto. Affrontare ideologicamente la questione legalità è il modo peggiore per servire la società e Milano".

In mattinata il sindaco Pisapia aveva smentito la posizione della Castellano, essendosi stupito dell'idea di un laissez-faire per gli abusivi. "Dubito che l’assessore Castellano, con la sua professionalità e soprattutto i suoi studi, possa aver detto una cosa del genere, ha detto una cosa diversa sicuramente, cioè che bisogna fare delle differenze, tra chi occupa. La distinzione è netta, occupare le case è un reato ma c’è una bella differenza tra i vari casi". Ha affermato il sindaco.

"L’assessore probabilmente ha detto che all’interno dell’occupazione di case,come prevede esplicitamente la legge regionale, bisogna fare una differenza,chi occupa con appoggi della mafia o delle organizzazioni comunali, chi usa un appartamento per commettere reati come vendita di stupefacenti, deve essere sgomberato - ha spiegato - per chi è presente in una casa abusivamente perché amministrativamente non è regolarizzato avendo fatto una domanda erronea, invece, si prevede una commissione che valuti caso percaso".

Ma il sindaco comunque non dà seguito ad un'azione forte nei confronti di chi senza alcun diritto e abusivamente sottrae una casa a chi da anni aspetta un tetto. "Ci sono casi in cui gli alloggi sono occupati irregolarmente a causa di procedure troppo farraginose. Noi intendiamo mantenere i diritti acquisiti da chi è nell’elenco delle assegnazioni di case popolari e poi valuteremo caso per caso: a chi ha bisogno cercheremo di dare una risposta alternativa".

E una risposta al sindaco invece l'ha data il vice presidente del consiglio comunale Riccardo De Corato che ha invitato Pisapia a ragionare in maniera razionale sulla situazione che si è creata. "Le dichiarazioni del sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che hanno tentato con una serie di piroette di giustificare le dichiarazioni fatte ieri dall’assessore Castellano davanti ai supporters pisapiani del centro sociale Cantiere e di alcuni occupanti abusivi delle case popolari di San Siro, sono di una gravità tale che chiunque che abbia raggiunto l’età della ragione, capisce, a maggior ragione chi come il sindaco da anni svolge l’attività di avvocato. L’articolo 633 del codice penale - prosegue De Corato - è di una estrema chiarezza, e non dà adito a quei dubbi di carattere sociale come lo stato di necessità non riconosciuto da alcun articolo del codice penale, ma gli argomenti usati ieri dall’assessore Castellano e in parte usati questa mattina dal sindaco nel tentativo di salvare l’assessore alla Casa da una figuraccia al limite del codice penale, sono gli stessi che portano con precise parole d’ordine gli antagonisti dei centri sociali e in genere tutti gli abusivi che giustificano le loro azioni appunto con lo stato di necessità. Vorremmo sapere da entrambi - conclude De Corato - come chiamano lo stato delle 17mila famiglie di milanesi che da trent’anni attendono l’assegnazione di un alloggio, i quali hanno più necessità degli abusivi, non foss’altro che si sono messi in lista e non sono andati con un piede di porco ad abbattere un appartamento dell’Aler o del Comune per occuparlo abusivamente".