Case popolari, saranno 8800 invece delle 20mila promesse

Alleanza nazionale critica il protocollo tra Comune e Acer che non risolve l’emergenza abitativa

Le case popolari sono uno specchietto per le allodole, perché quelle effettivamente realizzabili sarebbero poche migliaia invece delle ventimila promesse.
Si tratta dell’ennesima mossa propagandistica del Campidoglio, che non risolve il problema dell’emergenza casa, che a Roma riguarda 40mila famiglie. Eppure a differenza delle nuove aree (che il nuovo Piano Regolatore non ha previsto), i fondi ci sarebbero: le risorse regionali per il quinquennio 2000-2005 per l’edilizia agevolata convenzionata ammontano a circa 850 milioni di euro. È un duro giudizio quello espresso ieri da An sul protocollo firmato lo scorso 20 novembre da Giunta, Acer e cooperative sulla politica della casa per il periodo 2007-2011. Un documento, ricordiamo, in cui si prevede l’edificazione di 20mila nuovi immobili popolari entro il 2011, di cui 10mila per le famiglie a basso reddito e 10mila di edilizia convenzionata, oltre a seimila alloggi di edilizia universitaria.
«Si tratta di un protocollo - spiega il capogruppo comunale Marco Marsilio - del tutto insufficiente perché utilizza strumenti urbanistici confusi e dà l’impressione di voler costruire nuovi alloggi, mentre nel computo vengono conteggiati quelli già deliberati da 5 anni, come i 7500 che completeranno il secondo Piano per l’edilizia economica e popolare (Peep) del 1986. Gli stanziamenti disponibili non sono stati utilizzati in tempo perché mancano i terreni o per negligenza. Si pensi ai 2500 alloggi previsti dal bando 355/2004, per i quali dopo tre anni in Regione si stanno ancora definendo le graduatorie». «Secondo le delibere comunali 110/05 e 49/07 - continua il consigliere comunale Sergio Marchi, presente insieme con i colleghi Marco Visconti, Alessandro Cochi e Luca Malcotti -, il 20 per cento dei 7.500 alloggi residui del Peep andrà ai proprietari delle aree, il 30 per cento in edilizia sovvenzionata e solo il restante 50 per cento sarà destinato ai programmi di edilizia agevolata o convenzionata». A queste stanze andrebbero poi aggiunti i circa 1500 alloggi a canone concordato previsti dalle compensazioni successive all’adozione del nuovo Prg, i 1300 derivanti dagli ATO (gli ambiti a trasformazione ordinaria, il cui 20 per cento deve essere ceduto all’amministrazione in base alla legge 167/62) e i 2.100 relativi alle cosiddette «centralità». Risultato: 8800 alloggi di edilizia residenziale pubblica previsti a fronte di un fabbisogno di 40mila. E di questi solo una parte sono quelli previsti menzionati nel protocollo Campidoglio-Acer.
«Quello della casa - rincara la dose Gianni Alemanno - è il secondo fallimento che contestiamo alla giunta Veltroni dopo quello relativo alla sicurezza. Quello con l’Acer è un protocollo che poggia sul nulla, e per il futuro invitiamo gli altri firmatari a denunciarne il mancato rispetto dei vari punti». Quindi l’annuncio: «A gennaio presenteremo il nostro piano sull’housing sociale, attraverso il quale dimostreremo che il problema del Campidoglio è di natura politica».
Un piano che secondo le anticipazioni di ieri dovrebbe reggersi su tre pilastri: un’adeguata copertura finanziaria, l’edificazione degli alloggi in tempi certi e le locazioni a canone concordato (400-450 euro mensili) destinate, oltre che alle fasce sociali più disagiate, a quel ceto medio che oggi fatica a pagare mutui sempre più costosi e affitti esorbitanti.