«Case popolari a tutti Anche agli stranieri»

Hanno vinto loro, due donne. Una italiana, ma non lombarda, e l’altra straniera. Era scoppiata una diatriba, in Lombardia, sull’assegnazione di un alloggio popolare. A mettere lo zampino, è intervenuto il Tribunale amministrativo regionale (Tar). Il quale ha inviato alla Corte Costituzionale la legge regionale sulle case popolari che inserisce fra i requisiti per ottenere un alloggio la residenza e il lavoro in Lombardia da almeno da cinque anni. La questione è nata da un ricorso presentato dai sindacati. Le due donne, in base al requisito previsto dalla legge incriminata non hanno potuto partecipare al bando del Comune di Busnago. La decisione del Tar non ha mancato di sollevare polemica fra centrodestra e centrosinistra. La Lega s’è detta fiduciosa che questo «non fermerà le cose»; l’Unione e i sindacati hanno cantato vittoria. Il segretario regionale della Cgil Susanna Camusso ha parlato di «un nuovo stop alle politiche xenofobe di Formigoni», ricordando che già in passato il Tar aveva bocciato un regolamento della Lombardia che introduceva i cinque anni per ottenere una casa popolare. Se la Corte Costituzionale boccerà della legge della Lombardia, saranno annullate tutte le graduatorie fatte finora con questo sistema. Non ci sta l'assessore al territorio Davide Boni, capo delegazione della Lega in Lombardia. «Questo è il solito sistema di presentare ricorsi che usa la sinistra», ha commentato.