Case al posto di aule Ma a Nervi è rivolta

Francesco Gambaro

Al grido di «Giù le mani dalla scuola», hanno preso d'assalto il consiglio di circoscrizione IX Levante. Per reagire al tourbillon di notizie e indiscrezioni sulla prossima chiusura della scuola media «Durazzo» in via Casotti, due sere fa alcune mamme nerviesi, spalleggiate dai comitati locali, sono scese in campo chiedendo lumi al parlamentino.
Da tempo a Nervi circola, infatti, la voce di uno spostamento delle classi della succursale di via Casotti nella sede di Quinto, entro (pare) il 2008. Il tutto per fare posto a una struttura residenziale con mini appartamenti ricavati all'interno del complesso scolastico, dove troverebbe spazio anche un nuovo polo museale. Rumors e voci che hanno messo in subbuglio mezza delegazione. Da un giorno all'altro Nervi è stata, quindi, tappezzata di volantini contrari al trasferimento della scuola, mentre un gruppo di mamme in ansia ha scritto una lettera di spiegazioni al presidente del parlamentino Giovanni Calisi. Domande alle quali ha subito risposto lo stesso Calisi, leggendo una comunicazione ufficiale ricevuta direttamente dall'assessore ai servizi educativi e alle istituzioni scolastiche, Andrea Sassano: «In riferimento alla scuola secondaria di primo grado Durazzo di Nervi, si conferma l'assoluta infondatezza e la totale inattendibilità delle voci di una possibile chiusura».
Nella succursale della Durazzo sono ospitate anche alcune classi del biennio del liceo King. L'edificio di via Casotti ha un passato glorioso alle spalle. Fu uno dei primi hotel fondati a Nervi dal marchese Serra Groppallo. La sua data di nascita risale al 1870. Ospedale in tempo di guerra, ritrovò presto gli antichi splendori, prima di essere destinato a edificio scolastico. Nella depandance della struttura, a forma di elle, è stata collocata la sede espositiva permanente della collezione Wolfson. Da qui forse hanno preso spunto le voci relative alla nascita di un polo museale all'interno dello stesso edificio. Da dove nascono, invece, i rumors su residence e mini appartamenti non è dato sapere. Meglio allora affidarsi all'ironia tagliente dei comitati. «Forse a Genova è più facile aprire una moschea che tenere aperta una scuola». Già.