Case requisite e sequestrate Nuova ondata di polemiche

Alessia Marani
Altolà alle requisizioni. È bagarre dopo la decisione del Tribunale del Riesame di Roma di mettere sotto sequestro i quindici appartamenti sfitti «assegnati» con una delibera-colpo di mano dal presidente del X municipio, Sandro Medici, ad altrettante famiglie disagiate del quartiere. Abitazioni di proprietà di un’azienda privata in un edificio di via Lucio Calpurnio Bibulo, a Cinecittà, vuoto da tempo e che l’esponente di Rifondazione Comunista, scrittore ed ex giornalista del Manifesto, ha pensato bene, nell’ottobre scorso, in due successive fasi, di requisire e immolare sull’altare dell’emergenza abitativa. Doppia vicenda per cui i pm Stefano Vitello e Maria Cristina Palaia, gli stessi che si sono rivolti al Riesame, hanno già chiesto il rinvio a giudizio per il reato di abuso d’ufficio dello stesso Medici. Mentre la Procura respinse all’epoca la richiesta di sequestro degli immobili, accolta invece, venerdì, dal Riesame. Sequestro che Massimo Pasquini, segretario dell’Unione Inquilini della Capitale, ieri ha bollato come una «requisizione alla Robin Hood rovesciata». «Infatti - dice Pasquini - sono stati tolti alloggi a sfrattati, anziani, malati gravissimi per riconsegnarli a una società la “3A” che li ha tenuti sfitti per oltre 10 anni e che dalla requisizione del presidente Medici ha avuto solo vantaggi. Gli immobili requisiti erano stati ripuliti e riportati a reddito in quanto la requisizione prevedeva anche il pagamento di un canone. Pur rispettando la decisione del Tribunale non possiamo non segnalare come il sequestro disposto rappresenti di fatto un atto a difesa di interessi corporativi rappresentati dalla rendita immobiliare e speculativa». Di diverso avviso erano stati gli stessi compagni di maggioranza al parlamentino di piazza Cinecittà al momento di avallare la delibera Medici sulle requisizioni: «Non si tratta di un percorso attuabile - spiegava Massimiliano Baldini, capogruppo dei Democratici di Sinistra, bocciando l’ordine del giorno relativo - ci sono graduatorie e punteggi per le assegnazioni regolari che vanno rispettati». Ora Medici potrà fare a sua volta ricorso in Cassazione per bloccare il sequestro. Se questo verrà confermato, potrà essere disposto lo sgombero degli immobili. E se il sindaco Veltroni sulle requisizioni non parla, il suo assessore alla Casa, Claudio Minnelli, già ad ottobre era stato costretto a segnare il passo: «Il sistema era stato bocciato dal Tar al marzo in precedenti tentativi di altri municipi. Non credo possa costituire una vera politica alloggiativa». Veltroni, del resto, avrebbe poco da dire. Soprattutto a quelle migliaia di romani che da anni sono in attesa di una casa comunale e che si sono visti passare avanti in quattro e quattr’otto almeno 500 famiglie a cui un «tetto», complice il silenzio-assenso del primo cittadino, l’ha trovato Action, la sedicente Agenzia comunitaria per i diritti, figlioccia degli antagonisti di Nunzio D’Erme & Co., che sul modello di quelli del «Popolo di Seattle» si è messa in testa di esportare a Roma il modello della cosiddetta «gestione partecipativa». Togliendo ai «ricchi» per dare ai «poveri». Rubando agli onesti.