Case sfitte, «contrordine compagni»

(...) fra dieci anni», a lungo ha dibattuto su «quello che abbiamo fatto noi e che invece voi non avete fatto». Alla fine però, ciò che la Sala Verde ha votato era tutt’altro: un documento che impegna la Regione a «verificare convergenze», «promuovere la concertazione», «approfondire le condizioni» e così via svicolando, appunto.
Perché, ecco, i panni sporchi si lavano in casa. E l’Unione aveva già provveduto: no alla proposta di Rifondazione. Persino Marco Nesci il capogruppo è stato costretto a dire che, e sia, «la nostra proposta di legge può essere rivista alla luce di proposte alternative». Così sarà, e dire che sulla proposta del gruppo regionale Rifondazione aveva persino rischiato la crisi interna nelle scorse settimane.
Il primo a pronunciare la parola «imbarazzo» è stato Luigi Patrone di Gente della Liguria: ma di che diamine stiamo parlando, che la proposta di legge di Rifondazione ancora non è nemmeno arrivata in commissione? Gli ha risposto serafico Matteo Marcenaro della Lista Biasotti: «Dite che vogliamo impaurire gli elettori, la verità è che a giudicare dalle vostre proposte ci sarà davvero di che avere paura». La seconda «imbarazzata» è stata Maria Bianca Berruti l’assessore alle Politiche abitative che non poteva credere che «si faccia campagna elettorale su un problema serio come questo». Lei, quando si dice la voce della verità, è stata la sola a dirlo chiarissimo: «La proposta di Rifondazione va ritirata, perché la Regione non può requisire né esprimersi su eventuali requisizioni. È una contraddizione in termini voler normare l’emergenza, ed è rinunciatario, perché noi siamo qui per evitare di arrivarci, all’emergenza, con una politica di lungo periodo».
Alla fine Rifondazione non ha ritirato la sua proposta, ma ha dovuto fare retromarcia. Gli alleati infatti non hanno prodotto un documento a difesa della legge sulle requisizioni, ma un ordine del giorno ammorbidito, che si rifà al programma nazionale dell’Unione, tanto per andare sul sicuro. È stato Franco Orsi di Forza Italia a mettere il dito nella piaga: «Come può la vostra coalizione tollerare che una propria forza politica faccia certe porposte? Perdete credibilità, persino Francesco Rutelli il leader della Margherita ha detto che questa è una stupidaggine». Dal canto suo, l’ex governatore Sandro Biasotti ha proposto, se mai, che la Regione compri le case pubbliche del Comune.
Anche Gianni Plinio il capogruppo di An ha puntato sull’edilizia residenziale pubblica ristrutturata e mai assegnata, citando almeno 50 appartamenti in tutta la città e chiedendo alla Regione un censimento. Berruti ha risposto elencando i risultati di un sondaggio appena concluso sulle abitazioni sfitte di proprietà pubblica in Liguria: sono 294, delle quali 242 in zone ad alta tensione abitativa come Genova. Per ristrutturare queste ultime sono stati stanziati 5 milioni e 113 mila euro. Al termine dei lavori gli alloggi verranno riassegnati a famiglie bisognose. «Il fenomeno degli alloggi occupati abusivamente rappresenta una percentuale minima, in rapporto al patrimonio pubblico di edilizia residenziale, circa lo 0,1 per cento - ha spiegato Berruti -. Negli ultimi dieci anni a Genova e provincia sono diminuiti di 1.800 unità gli alloggi di edilizia residenziale pubblica a seguito di dismissioni continue che hanno portato a un totale di 2.719 alloggi venduti dal 1994 al 2003 a fronte di 842 nuovi alloggi disponibili».
C’è molto da fare. Di certo, la giunta di Claudio Burlando non pare intenzionata a requisire la proprietà privata. Almeno non prima delle elezioni del 9 aprile.