Case sfitte, gli espropri voluti da Rifondazione spaventano Bertinotti

Ferruccio Repetti

da Genova

«Ma chi ha mai parlato di esproprio? Com’è venuta questa idea di requisire le case? Non esiste» sbotta il segretario di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, quando gli mettono sotto il naso la proposta di due consiglieri regionali del partito in Liguria, Giacomo Conti e Marco Nesci, decisi a risolvere alla radice il problema dell’emergenza abitativa. Eppure i due, nel presentare l’iniziativa di legge non concordata con la maggioranza di centrosinistra di cui fanno parte a livello locale, sono assolutamente convinti d’aver scritto solo «qualcosa di comunista». Dicono, in sostanza: prendiamo gli alloggi sfitti da un anno, e assegniamo ai sindaci il potere di destinarli agli sfrattati, per un periodo massimo di diciotto mesi, a un canone adeguato alle esigenze di chi, disoccupato, precario o comunque a basso reddito, non ha granché da spendere. E i legittimi proprietari? Niente paura, sempre secondo il tandem Conti-Nesci: i proprietari si possono accontentare di un affitto pari all’80 per cento del valore stabilito dall’autorità istituzionale; il restante 20 per cento andrà diviso in par condicio fra Arte, l’ente di gestione del patrimonio abitativo comunale, e un fondo regionale appositamente costituito. «Tutto qua, che c’è di male?» si domanda a sua volta Conti, che è anche segretario ligure di Rifondazione e, soprattutto, è considerato un bertinottiano doc, «a costo - conferma egli stesso - di trovarmi a volte nell’occhio del ciclone anche fra i compagni».
Tant’è, la scomunica del suo leader non gli va giù. Difatti, respinge ogni interpretazione maliziosa: «Mi pare invece che Bertinotti abbia sostanzialmente aderito alle nostre tesi. Nessuna sconfessione, da parte sua, anzi piena sintonia con noi. Mi risulta abbia detto che in campo sociale bisogna essere precisi, e che questa gli sembra una misura di emergenza per fronteggiare la situazione drammatica di alcune famiglie, costrette alla strada da un mercato degli affitti per molti inarrivabile». Se mai, anche a parere di Conti, le prese di distanza vengono da altri, nel campo della sinistra. Da Piero Fassino, ad esempio. Il segretario dei Ds non fa mistero dell’attacco di orticaria provocato - in piena campagna elettorale - da un progetto tanto rivoluzionario. «Nel 2006 - sibila Fassino, ancora più acido del solito - parlare di esproprio è privo di senso, meno che mai se si tratta di case». Il numero uno diessino va oltre, e esclude che Rifondazione possa seriamente pensare a espropriare le case sfitte: «Quello che il centrosinistra propone è una politica di incentivi per la costruzione di nuove case da destinare alle famiglie, ai giovani e ai pensionati e soprattutto a una politica fiscale che incentivi l’affitto». Punto. La bastonata è servita. Letta così, non pare molto diversa da quella inferta dal presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, lui pure diessino, che taglia corto: «Non condivido affatto, anche se Rifondazione pone un problema reale». Ma a spaventarsi è sempre il solito Bertinotti, che affonda: «Io non ho mai sentito nessuno pronunciare la parola esproprio». Se non è sconfessione questa... «Ma anche noi escludiamo espropri o requisizioni» insiste sempre Conti. Che ne fa anche una questione squisitamente lessicale: «Noi proponiamo solo di utilizzare gli alloggi che non sono occupati per affrontare l’emergenza, in attesa di risolvere la situazione. Se c’è qualcuno, nel campo della sinistra, che ha idee migliori, le esponga». Nessun dubbio neanche dal punto di vista costituzionale: «La Costituzione garantisce il diritto alla casa, che oggi è gravemente compromesso». Intanto è seriamente compromessa l’unità della sinistra. Ma questa, ormai, non è cosa nuova, né tanto meno rivoluzionaria. E magari sta bene anche a Rifondazione.