«Case sfitte, faremo l’esproprio comunista»

Requisire le case è un diritto, si può fare, si deve fare e si farà. Firmato: maggioranza di centrosinistra in Regione. Lo ribadisce a chiare lettere, a scanso di equivoci, il capogruppo di Rifondazione comunista Marco Nesci, per troncare - dice lui - la serie di interpretazioni in senso riduttivo che riguardano la proposta discussa martedì nella Sala verde di via Fieschi e momentaneamente accantonata. In quell'occasione, in realtà, l’intenzione degli esponenti del partito di Bertinotti sarebbe stata quella di aprire il dibattito e arrivare sollecitamente a una conclusione, dando via libera a una svolta epocale in senso bolscevico: applicare cioè, a carico di chi possiede più di tre immobili in Comuni ad alta intensità abitativa, la norma di requisizione degli alloggi sfitti da oltre un anno per affittarli a canone sociale, per un minimo di tre anni. Su questa ipotesi, la maggioranza burlandiana pareva, come dire?, aver preso tempo, approvando con un certo imbarazzo un documento-saponetta, a dir poco generico, che invitava a «verificare future convergenze, promuovere la concertazione, approfondire le condizioni». A dire il vero, anche Nesci e compagni avevano dato l’impressione di sfumare, in attesa di sottoporre il progetto in commissione e, soprattutto, di lasciar trascorrere il tempo della campagna elettorale per non creare imbarazzo alla coalizione prodiana con una tesi impopolare. «Niente affatto - tuona adesso Nesci -, né Rifondazione né il sottoscritto hanno ritirato o dimesso un bel niente». E aggiunge: «La proposta di legge sulle requisizioni per risolvere il problema degli sfratti e delle giovani coppie sarà discussa in commissione al termine dei lavori sulla proposta di legge sul sistema socio-sanitario e su quella del diritto allo studio». Ecco uno di sinistra che dice qualcosa di sinistra! E difatti insiste sullo stesso tono, interpretando in maniera autentica anche il pensiero un po’ troppo diplomatico dell’assessore alle Politiche abitative, Maria Bianca Berruti: «Lei - precisa Nesci - ha certo sottolineato un progetto che non prevede la gestione dell’emergenza. Ma se si riuscirà a non precipitare nell’emergenza, bene, altrimenti, come lo stesso assessore ha riconosciuto all’inizio del suo intervento, è prevista la requisizione. La nostra proposta non è altro che la regolamentazione di quella emergenza».
Del resto, lo stesso capogruppo comunista, evidentemente senza farsi scrupoli di opportunità (o opportunismo) preelettorale, sottolinea che «in parlamento il centrosinistra, il 23 febbraio scorso, ha votato a favore di una proposta che prevede la possibilità di ricorso alla requisizione di grandi proprietà immobiliari pubbliche e private». Quanto poi alla proposta presentata da Rifondazione nell’aula del consiglio regionale ligure, «abbiamo sottolineato sin dall’inizio - spiega ancora il capogruppo - come si poneva una sfida agli altri partiti. Quindi, non c’è nulla di nuovo, e nessun cambiamento di rotta in quello che si è verificato martedì». Hasta comunisti sempre! E chi pensa - come certi ambienti finti-moderati del centrosinistra - che sia solo un modo per accontentare Rifondazione in campagna elettorale, per poi rimangiarsi tutto al momento del governo, sarà costretto a ricredersi: «Alla fine - sbotta Nesci - vedremo cosa saremo in grado di produrre come governo e come maggioranza, per risolvere il problema dell’inserimento abitativo dei soggetti sociali in difficoltà e a condizioni di locazione accessibili. Ciò che davvero conta - conclude il capogruppo comunista, lanciando una sorta di ultimatum ad uso e consumo della coalizione di centrosinistra - non è se vince una o l’altra proposta, ma se il diritto alla casa diventa nella nostra Regione un diritto pienamente acquisito». Anche a costo, è chiaro, di espropriare i legittimi proprietari.