Case svaligiate con l’«alfabeto dei mariuoli»

Marcello D’Orta

La società Dante Alighieri (fondata da Giosuè Carducci nel 1889) c'informa che lo stato di salute della lingua italiana non è così cattivo come si pensa. Diciamo che è discreto. Dal punto di vista linguistico, nel mondo non contiamo gran che, è vero, ma nell'area mediterranea ci difendiamo, anzi, si rivela un'inaspettata vitalità del nostro idioma. A Malta, per esempio, l'italiano è la terza lingua, e questo fa ben sperare per isole più grandi.
Anche a Napoli qualcuno parla tre lingue: il napoletano, l'italiano, e l’alfabeto dei ladri. Per il momento si tratta di una minoranza linguistica, ma dati i tempi di congiuntura, domani, chissà, potrebbe diventare maggioranza.
Di che si tratta? Ebbene, nei quartieri di Chiaia e Posillipo, accanto alle abitazioni compaiono da qualche tempo figure cabalistiche, graffiti, simboli massonici, lettere cerchiate, insomma misteriosi segni alfabetici il cui significato, fino a qualche giorno fa, era noto solo a chi li aveva scritti (i mariuoli), ma ora è stato decifrato da qualcuno, e tutti i residenti sono in grado di comprenderlo.
Qualche esempio. Una semplice X significa che la casa da «visitare» è un buon obiettivo; una X dentro un cerchio, che l'obiettivo non è interessante; un cerchio vuoto, che è inutile insistere, c'è difficoltà; quattro cerchi, la casa è molto buona. E così via. Combinazioni di lettere e di linee avvertono che c'è un cane in casa, una donna sola, un appartamento con allarme... Come per la stenografia, l'alfabeto dei mariuoli dice tutto con segni semplici e abbreviazioni: pochi tratti di matita per significare «mattina buona per fare il colpo», «qui si dà lavoro, non toccare», «evitare questo Comune», «ci sono donne disposte a dare soldi», «casa appena visitata», «pericolo, abitazione sempre abitata», «non si tocca, casa amichevole», «carabinieri o polizia attiva».
Come si sta proteggendo la popolazione locale? Da alcuni giorni, nelle cassette delle lettere dei residenti, sono stati lasciati volantini anonimi che «traducono» nella lingua di Dante l'alfabeto ladresco, e chi sa che domani qualcuno non compili anche un vocabolario Italiano-Napoletano-Matricolato (così ho battezzato l'idioma dei ladri).
Polizia e Carabinieri hanno assicurato che la vigilanza contro i furti in appartamenti sarà intensificata, ma la mia paura è che, scoperto il proprio linguaggio, i mariuoli inventino in quattro e quattr'otto una nuova lingua, ancora più criptica, e perciò, prima che essa si diffonda nel quartiere dove abito, sciolgo una supplica alla società Dante Alighieri: invii al più presto dalle mie parti un'equipe di linguisti e agenti segreti, pronti a tradurre in lingua corrente l'equivalente furfantesco di: «Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti» e «Se pareva boves, alba pratalia araba,/ et albo versorio teneba,/ et negro semen seminaba» (primi documenti del volgare).
I miei risparmi gliene saranno grati in eterno.