«Caselli e Violante? Meglio non fossero mai esistiti»

nostro inviato a Rimini
Il «testimonial-decano» torna al Meeting. E l’accoglienza è quella di sempre: sala stipata in ogni ordine di posti, attenzione ai massimi, lunghi applausi e qualche risata a punteggiare l’incontro. È come un rito che si ripete: il popolo di Cl incontra Giulio Andreotti e gli rinnova il suo affetto. L’86enne senatore a vita - che qualifica la sua identità politica senza ipocrisie: «Non sono un ex dc, sono un democristiano» - sta al gioco. Si immerge con un sorriso nelle acque dell’entusiasmo ciellino. E, vestiti i panni dello «smitizzatore» e affilata la sua ironia civettuola, in giacca e camicia bianca senza cravatta, per un’ora illustra la sua esperienza di uomo e politico, soffermandosi sul suo calvario giudiziario. Poi chiude con un auspicio: tornare ancora una volta a parlare al Meeting, strappando un applauso che suona a metà tra un abbraccio e una rassicurazione.
In mezzo ci sono tante piccole fotografie verbali, magari incorniciate con leggerezza, ma scarnificanti, dirette, capaci di colpire dritte il bersaglio. Su tutte il suo processo per mafia. Andreotti si dice sicuro di «aver pagato un piccolissimo acconto del Purgatorio». E assicura: «Non provo rancore nei confronti di nessuno. Soltanto vorrei dire: non lo fate più». Fa pure un accenno ai pentiti che lo hanno accusato di essere stato legato alla mafia. «Che ci siano i collaboratori di giustizia è importante. Quello che non mi piace è che essi vengano pagati, e spesso anche troppo: questo fa sì che alcuni di loro si creino una posizione. Ce n’era uno che prendeva 11.500 dollari al mese. È chiaro che se gli chiedevano di dire che andavo in giro vestito da donna lui poi lo diceva».
Andreotti tenta di non personalizzare troppo, di staccarsi da se stesso. Ma all’ex procuratore capo di Palermo, l’uomo che avviò l’inchiesta su di lui, riserva fendenti pesanti, sia pure pronunciati con un filo di voce. «Certamente se Caselli non fosse esistito non penso che il mondo sarebbe caduto. Lo dico senza cattiveria, però lui ha un doppio fanatismo: un fanatismo religioso e un fanatismo comunista, ed è troppo».
Il capitolo sembra chiuso ma, poco dopo, in conferenza stampa, il sette volte presidente del Consiglio torna a pizzicare il suo antagonista processuale. Un giornalista gli chiede come faccia a schierarsi con l’Unione visto che da quella parte politica «militano personaggi come Violante e Caselli». La replica è ironica e tagliente: «L’unico rapporto immodificabile ce l’ho con mia moglie. Non mi pongo il problema. Certo se taluni personaggi non fossero esistiti sarebbe stata una bella cosa».
Lasciate da parte le vicende giudiziarie, Andreotti dice la sua su tutti gli argomenti politici di attualità. Il senatore a vita «bacchetta» Marcello Pera. «Bene ha fatto a venire al Meeting, bene ha fatto a invitare il Papa a Montecitorio; e poi quando, con l’allora cardinal Ratzinger, presentarono il loro libro a Palazzo Madama, alla fine non si capiva chi era il cardinale e chi il presidente del Senato. Ma devo fargli un appunto: non condivido l’equiparazione tra terrorismo e Islam». Poi, il matrimonio gay e la Spagna. «Se la modernità è il matrimonio tra due uomini preferisco l’antichità». Quindi il grande centro, prospettiva «impossibile a meno che non si cambi la legge elettorale in senso proporzionale». Infine la vicenda Fazio: contro il governatore c’è «una campagna di intimidazione, una caccia all’uomo che non è giusta. È ovvio che un cattolico non integralista ma integro come lui a qualcuno dia fastidio. Così come ai governati dà fastidio l’idea di un governatore. Il mandato a termine? Si può fare ma solo dopo Fazio». Nel mirino finisce, invece, Luca Cordero di Montezemolo: «Mi dispiace per la sua uscita contro Fazio. Se fossi Fazio mi metterei allora a discutere di Formula 1. Essendo presidente di Confindustria dovrebbe essere un po' super partes».