Caselli fuori dalla corsa alla procura antimafia

I nuovi limiti di età escludono il magistrato dalla successione a Vigna ma le correnti di sinistra del Csm fanno slittare il plenum straordinario e bloccano la nomina

da Roma

Dopo l’approvazione della riforma dell’ordinamento giudiziario al Csm si valutano gli effetti sui concorsi già in atto dell’emendamento Bobbio, che fissa il limite dei 66 anni per ottenere incarichi direttivi. Il primo sarà l’esclusione di Giancarlo Caselli dalla corsa alla successione di Pierluigi Vigna alla Superprocura antimafia, anche se l’altro candidato Piero Grasso poteva comunque contare su consensi maggiori.
Ma a questo punto le correnti di sinistra e il laico Ds Luigi Berlinguer, sostenitori del Pg di Torino, preferiscono bloccare tutto. Dopo aver ritardato la procedura in commissione, dove il presidente Francesco Menditto (togato di Magistratura democratica) non ha finora depositato la motivazione su Caselli, vorrebbero un nuovo voto in commissione. Ieri è stato infuocato lo scontro tra lo schieramento pro Caselli e quello a favore di Grasso: il primo sosteneva che la questione poteva essere affrontata solo dopo la pubblicazione della legge e il secondo che lo si poteva fare subito, grazie alla promulgazione. Così, si è arrivati al rinvio della riunione in commissione a venerdì mattina, il giorno dopo il plenum straordinario del 28 che avrebbe dovuto concludere la vicenda con la nomina del nuovo procuratore nazionale antimafia.
L’incarico resterà scoperto tra pochi giorni, visto che Vigna lascerà il suo posto il primo agosto, ma Magistratura democratica e Movimento per la giustizia che precedentemente avevano sollecitato una rapida conclusione del concorso, ora non hanno più fretta. Se Caselli non può concorrere vogliono sbarrare la strada anche al procuratore capo di Palermo Grasso, che gode dell’appoggio della corrente maggioritaria Unicost, di quella moderata di Magistratura indipendente e dei 5 laici della Cdl: 13-14 voti, compreso il laico dello Sdi Schietroma, mentre Caselli ne avrebbe 9.
La procedura di nomina è di fatto bloccata in commissione, a seguito della scelta ribadita anche ieri da Menditto di non depositare quello che viene chiamato «il medaglione» del Pg di Torino. Un atto indispensabile perchè la proposta possa essere trasmessa, insieme all'altra a favore di Grasso, al ministro della Giustizia che per legge deve dare il parere sui candidati proposti dal Csm. E dopo l'approvazione della riforma dell'ordinamento giudiziario, con il famoso emendamento Bobbio, Roberto Castelli non potrebbe che respingere la proposta di Caselli, che avendo compiuto i 66 anni non ha i requisiti per accedere al vertice della Superprocura. Un atto dovuto che però potrebbe aprire la strada ai ricorsi, anche alla Corte costituzionale.