«La Caselli mi ha convinto a tornare a scuola di canto» «Nel mio cd “Dentro ogni casa” racconto la nostra vita di tutti i giorni» Il brano “Tu che sei parte di me” con la Nannini è un successo in radio

Nei giorni scorsi, mi è capitato di sentire come sottofondo in pizzeria Tu che sei parte di me, la canzone di Pacifico con la partecipazione di Gianna Nannini, contenuta nel nuovo cd Dentro ogni casa. E credo sia una svolta epocale: un artista che come cantante è stato di nicchia persino quando è andato a Sanremo, è entrato di prepotenza nella classifica dei brani più trasmessi in radio e, tanto per dire, precede Madonna.
Pacifico, la pizzeria è la svolta? Dopo la stagione della gavetta, la stagione del successo sfiorato come cantante e quella del successo raggiunto come autore, siamo alla stagione del successo come cantante? Insomma, quella pizza era una quattro stagioni?
«Il brano che sta andando così bene in radio è nato a casa di Gianna Nannini, mentre stavamo lavorando sul disco nuovo. Sul tavolo erano ammonticchiati cinque-sei testi e c’era anche quello per il mio disco...».
Mi scusi, ma ormai con Gianna siete una specie di coppia di fatto...
«Lavoriamo bene insieme: tutto è iniziato con Sei nell’anima e un altro brano; poi abbiamo scritto Suicidio d’amore, Pazienza e Moscacieca e ora nel disco nuovo di Gianna ci saranno altri quattro-cinque brani. In questo quadro, ha visto la mia canzone e le ho chiesto di cantarmi la parte finale. Gianna l’ha studiata, è tornata, è andata nella saletta a fianco e in quaranta minuti era tutto fatto: una fiammata. Lei mette le ali alle canzoni e compensa il mio lato riflessivo con il suo spirito infantile intatto e i suoi lampi di follia».
Si sente che funziona. Il duetto ha la forza di quello con Ivano Fossati in «A poche ore». Ma, a proposito di collaborazioni femminili, lei per la prima volta ha inciso un disco con l’etichetta Sugar di Caterina Caselli. Come si è trovato con la re Mida della musica italiana?
«Ci siamo conosciuti quando ho scritto un testo per Andrea Bocelli. E ho sentito una grande fiducia in me da parte sua, proprio nel momento in cui ero incerto sul mio futuro da interprete. Lei mi ha in qualche modo imposto di crederci di più, di lavorare sulla voce. Sono anche andato a scuola di canto... Caterina ha una passione per il suo lavoro davvero unica, è il discografico per antonomasia».
Ci risiamo. Lei è un autore apprezzatissimo e un interprete che, fino a oggi, non ha ancora raggiunto gli stessi livelli dell’autore. Complice la disastrosa esibizione della prima sera nell’unico Sanremo a cui ha partecipato. Come convivono il Pacifico cantante e il Pacifico autore?
«Ora benissimo. Si completano e si cercano quando uno prevale troppo sull’altro. Fra l’altro, quando scrivo per altri, spesso metto la schiuma dell’amore e delle passioni. Mentre quando scrivo per me, necessariamente, vado più a fondo».
A fondo, ma meno tormentato del solito. Di solito, i suoi dischi grondano lacrime e sangue, ferite e buchi neri. Stavolta, sembra più sereno, persino in canzoni drammatiche. È solo un’impressione?
«Questo è un disco nato diversamente rispetto agli altri. Per un anno sono andato in giro con un registratore per raccogliere le conversazioni degli altri: a cena, con gli amici, dal dentista...».
E che è? La Iervolino?
«Mi è servito per cogliere istanti della vita degli altri, sono stato un cronista di emozioni. Ho provato a fotografare la quotidianità e a metterla nel disco».
Una specie di concept album nato osservando la gente per strada o alla fermata dell’autobus?
«Fondamentalmente sì. Sono come dieci occhiate furtive in dieci finestre aperte».
Dieci fermi immagine. In attesa di fare musica per il cinema, come ha già fatto per Roberta Torre, Gabriele Muccino e Matteo Garrone?
«Il cinema è la mia grande passione. Ma mi piacerebbe anche scrivere di nuovo per Adriano Celentano. E poi per Fiorella Mannoia, Renato Zero e Laura Pausini».