Al casello l'automobilista paga gli investimenti e le nuove opere

Le tariffe chilometriche unitarie sono differenziate per tipologia di veicolo e per categoria di strada. L'attuale sistema di classificazione è basato sul numero di assi e sull'altezza del veicolo misurata all'asse anteriore ed è articolato su cinque classi. Il calcolo del pedaggio è effettuato moltiplicando la tariffa unitaria per la lunghezza in chilometri del percorso compiuto, applicando l'aliquota Iva e arrotondando il risultato (per eccesso o per difetto) ai 10 centesimi di euro. Nella tariffa unitaria sono incluse le quote di competenza Anas, pari a 6 millesimi di euro/chilometro per le classi A e B (veicoli a 2 assi) e 18 millesimi di euro/chilometro per le classi 3, 4 e 5 (veicoli a 3, 4, 5 e più assi).
Negli ultimi anni il trend delle tariffe, al netto dell'integrazione del canone di concessione, è risultato sostanzialmente allineato a quello dell'inflazione. La formula per l'adeguamento tariffario annuale prevista nella Convenzione unica di Autostrade per l'Italia tiene conto di tre parametri: il tasso di inflazione, gli investimenti e le nuove opere. L'aumento del pedaggio si calcola aggiungendo al 70% dell'inflazione annua un tasso di remunerazione per gli investimenti e per le nuove opere. Questi due fattori vengono stabiliti con un decreto dal ministero delle Infrastrutture, emanato di concerto con il ministero dell'Economia entro il 31 dicembre di ogni anno.
Occorre ricordare che Autostrade per l'Italia è impegnata in un piano di investimenti da complessivi 21 miliardi di euro. Di questi, 5 miliardi sono dedicati ai progetti preliminari per il potenziamento di alcuni tratti autostradali. Inoltre, il concessionario Autostrade per l'Italia è tenuto al rispetto di alcuni vincoli di solidità patrimoniale. Tra questi il rapporto tra il flusso di cassa e il debito deve essere sempre superiore a 1,2.