Al Casilino 900 allarme igienico-sanitario

Ha voluto rendersi conto personalmente di come si vive nel più grande campo nomadi della capitale. E quello che ha osservato non gli è piaciuto: «È in condizioni di degrado indescrivibili, peggiori di quelle in cui versano i campi profughi palestinesi o di altre zone povere del mondo». È stata una visita a sorpresa quella fatta ieri mattina dal sindaco Gianni Alemanno al Casilino 900, prima di raggiungere il circolo Canottieri Aniene, dove lo aspettavano per consegnare i premi Ussi per i giornalisti sportivi. Tutto un altro scenario, dalla miseria più totale al lusso per pochi. «Vengo dal Casilino 900 - racconta il sindaco - dove ho dato una prima occhiata alla situazione: sembra di passare da una città a un’altra. Non ci sono parole per descrivere quello che ho visto. Ho girato in tutti i posti del mondo in situazioni estreme, perché mi piace vivere così la mia esperienza di viaggiatore, ma quello che ho trovato in questo campo, che tra l’altro è tra quelli autorizzati, non si vede neanche in Medio Oriente o nei posti più lontani del terzo mondo». Alemanno non vuole che Roma diventi una città divisa in due, come invece è sembrato evidente dalla sua duplice visita di ieri. «Bisogna lavorare - dice - per arrivare a un livello medio di vivibilità in tutta la città. Basta con l’eccessiva mondanità da un lato e il degrado dall’altro. Dobbiamo ricongiungere questi estremi, ridurne la distanza».
Una visita illuminante, dunque, quella all’insediamento di via Casilina. Pare che anche i rom abbiamo gradito l’incursione inaspettata del sindaco, ieri accompagnato da una troupe televisiva. L’hanno interpretata come un’apertura al dialogo come uno spiraglio verso condizioni di vita meno disagiate. Soddisfatto Najo Adzovic, portavoce del campo: «Alemanno è stato molto gentile, l’unico sindaco a venire a trovarci nel campo in tanti anni. Ci ha rassicurati sul nostro futuro, ci ha detto di non avere paura perché troverà una soluzione. È venuto fino a casa mia e gli ho regalato il libro che ho scritto sulla vita nel campo e il calendario fatto dai giovani rom. Era stato descritto come l’uomo nero ma non è vero. Siamo contenti che si sia aperto uno spiraglio di dialogo diretto con lui. Ho lasciato i miei contatti e presto ci chiamerà». I rom del Casilino 900, insieme all’associazione Stalker, proporranno al sindaco un progetto per il campo: «Costruzioni decenti per gli abitanti del campo - spiega Adzovic - e un servizio di sicurezza interna, laboratori di sartoria, piani di raccolta differenziata in cui potranno trovare un’occupazione i ragazzi rom».
Lievemente polemico il portavoce romano de La Destra, Fabio Sabbatani Schiuma: «Fa bene Alemanno a denunciare che nel campo Casilino 900 le condizioni di vita degli zingari sono da terzo mondo, resta il problema che in molte periferie romane non si va meglio e, senza andare lontano, basti pensare alla stazione di Tor di Quinto dove quegli stessi zingari hanno ucciso una donna nel buio più totale». Schiuma chiede che vengano aiutati «prima i nostri concittadini che vivono sotto i ponti, nelle macchine o in quartieri dimenticati da chi pensava a spendere i soldi in concerti e feste del cinema». «Consiglio umilmente ad Alemanno - conclude Schiuma - di metter mano al business dei campi nomadi attrezzati e a tutti i servizi erogati dagli amici di Veltroni. Li sposti lontano dai centri abitati intanto».