Il Casilino 900, un enorme ricettacolo di merce rubata

Ieri pomeriggio era in programma il censimento delle famiglie rom da parte degli uomini della Croce rossa. Ma al Casilino ’900, uno dei più grandi campi nomadi della città, ieri mattina ne è scattato un altro, di censimento: quello delle merci rubate e ricettate. In realtà, il controllo straordinario, effettuato da settanta vigili urbani coordinati dal comandante Antonio Di Maggio (che dirige il Nucleo sicurezza sociale della Polizia municipale da molti anni) è scattato perché nelle ultime settimane si erano moltiplicate segnalazioni e denunce. Nei pozzi d’ispezione dell’Acea nei dintorni del campo, per esempio, sono state trovate numerose carcasse di motorini rubati. La stessa azienda dell’energia elettrica ha dovuto fare gli straordinari per riparare continuamente i guasti all’illuminazione pubblica (in via Casilina e in via Togliatti) provocati dal furto di cavi di rame che collegano i lampioni alle centraline.
Anche per questi motivi, insomma, si è deciso di andare a verificare la situazione nel campo nomadi. Al loro arrivo, gli agenti dell’ottavo e dell’undicesimo gruppo hanno trovato di tutto all’interno delle circa 150 baracche dei rom durante la perquisizione. Ovviamente nessuno degli abitanti del campo ha saputo giustificare la presenza o il possesso dell’enorme quantità di refurtiva. Oltre a un camper e a un motorino (evidentemente appena rubato, perché non era ancora stato smontato come gli altri trovati nei pozzi Acea), sono state trovate 20 tute mimetiche dell’Esercito ancora confezionate, una decina di idranti a cui erano stati asportati i terminali di rame con il marchio del ministero dell’Interno, una rilevante quantità di materiale informatico (mouse ancora in scatola, componenti per computer e giochi per Play station), argenteria varia, vari capi di pelletteria, alcuni scatoloni pieni di capi di abbigliamento di fabbricazione cinese, alcune batterie di pentole di acciaio ancora confezionate, tre gruppi elettrogeni nuovi di zecca, alcune motoseghe imballate e diverso materiale di ferramenta nuovo, oltre a varie matasse di cavi di rame. In una baracca è stato perfino trovato un apparecchio medicale per eseguire endoscopie in ambienti ospedalieri.
Durante i controlli, una ventina di persone sono state trovate senza documenti di riconoscimento e, quindi, sono state accompagnate con un pullman della polizia municipale all’ufficio immigrazione della Polizia a Tor Sapienza per essere identificate o fotosegnalate: tra queste c’era anche quattro donne e due minori.
L’operazione dei vigili ha provocato la protesta dei nomadi subito spalleggiati da esponenti politici del centrosinistra che hanno parlato addirittura di “rastrellamento” con l’unico scopo di sollevare un polverone di polemiche anche a costo di difendere le palesi illegalità all’interno del campo. «Sono arrivati alle 6.30 - ha raccontato una nomade piangendo - e hanno cominciato a prendere alcuni di noi. Poi li hanno fatti salire su un pullman e li hanno portati via. Così, senza avvertirci. Ci stanno togliendo i gruppi elettrogeni e tutte le nostre cose». «Non sapevamo nulla di questa operazione - ha detto il responsabile provinciale della Cri Fernando Capuano - Ci auguriamo che iniziative di polizia o di controllo del territorio restino distinte dall’attività che la Croce Rossa sta effettuando all’insegna dell’imparzialità e dell’indipendenza».
La Cri vuole forse insinuare che i vigili non agiscano con imparzialità?