Il Casilino 900 non c’è più. Una svolta storica

La periferia guadagna un nuovo parco pubblico e per gli abitanti dell’area est della capitale scompare per sempre l’incubo di avere a due passi da casa il campo nomadi più grande d’Europa. Ieri mattina è stata una giornata storica per Roma. L’ultima baracca del Casilino 900, simbolo del degrado e dell’illegalità, è crollata sotto i colpi di una ruspa. Il sindaco Gianni Alemanno ha personalmente sigillato con catena e lucchetto il cancello d’ingresso dell’accampamento tra la via Casilina e la Palmiro Togliatti. Un gesto che chiude un’epoca e cancella per sempre quello che persino il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa additò come un modello da non seguire, in quanto ghettizzava e criminalizzava una minoranza.
La chiusura dell’accampamento, che per oltre cinquant’anni ha ospitato 600 persone, è stata ufficializzata poco dopo le 12.30, quando la delegazione formata dal primo cittadino, dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, dall’assessore alle Politiche Sociali Sveva Belviso ha attraversato i viali infangati e ha assistito all’ultima demolizione. Dopo il crollo è scattato l’applauso e qualcuno, da un megafono, ha urlato: «grazie Alemanno». Lo sgombero era iniziato il 19 gennaio, dopo la firma di un patto di collaborazione tra rom e amministrazione comunale.
L’ultimo a lasciare il Casilino 900 ieri è stato Najo Azdovic, il presidente del Coordinamento rom. Tra la spazzatura ora rimangono solo cani e gatti. Gli ex abitanti, infatti, alle 10.30 erano stati fatti salire sui pullman, dove erano stati caricati giocattoli, coperte, valigie, pezzi di una vita trascorsa nella favela che ora non c’è più. Poi sono stati smistati nei campi di Salone, Gordiani, Camping River e Candoni o presso strutture del Comune adibite all’accoglienza di madri con bambini.
«Negli spostamenti nei diversi campi autorizzati - aggiunge Alemanno - sono state garantite le diverse appartenenze etniche e ogni famiglia è stata ricollocata secondo queste logiche di compatibilità e di convivenza nei diversi campi». «Entro un mese sarà bonificata tutta l’area e la restituiremo alla vita del quartiere» spiega Alemanno, sottolineando che l’intervento è necessario anche perché è stato trovato Eternit.
«Ora inizia la fase più critica e difficile e cioè quella dell’integrazione, una sfida che vinceremo», interviene il prefetto. L’assessore Belviso parla invece di una «vittoria di tutti» possibile grazie all’aiuto del Coordinamento rom, al quale il sindaco ha già promesso una sede. Guardando al passato Alemanno sottolinea che le precedenti amministrazioni comunali non hanno mai risolto la questione rom per un misto di «buonismo e ipocrisia». «Da un lato si facevano discorsi ultra-umanitari - dice - dall’altro non si metteva mai il piede qui per affrontare la realtà. Noi abbiamo affrontato la situazione con concretezza».
Il piano nomadi sarà ultimato entro l’anno. I prossimi accampamenti a essere chiusi saranno Tor dè Cenci e La Martora, poi toccherà a quelli di Baiardo (XX Municipio), Foro Italico (II), Monachina (XVIII), Arco di Travertino (IX), Spellanzon (V) e Settechiese (XI). «Un progetto che vedrà nella capitale seimila rom tutti ricollocati in campi attrezzati - conclude il sindaco -. Entro fine 2010 avremo una situazione in cui ci saranno 12-13 campi autorizzati (a fronte degli attuali 100, ndr.) basati sulla legalità e sull’integrazione e non ci saranno più insediamenti abusivi».
Una buona notizia, soprattutto per i romani. «Un sogno che si realizza - sospira il presidente del comitato di Torre Spaccata, Bruno Di Venuta -. Dopo anni di promesse il quartiere si riappropria di uno spazio finora degradato. Da qui comincia la riqualificazione delle periferie».