Casimiro Sykulski

Era un sacerdote polacco, parroco a Konskie, in diocesi di Radom. Il primo giorno di ottobre del 1941 venne arrestato dalla Gestapo e portato nel lager di Auschwitz. Ci morì due mesi dopo, fucilato. Sacerdote dal 1905, il Sikulski aveva cinquantanove anni. Quelli che seguono la presente rubrica da anni (quanti sono ormai, dodici, tredici?) sanno bene che i personaggi qui presentati, personaggi storici, realmente esistiti, veri, sono, nella grande maggioranza dei casi, martiri. Cioè, sono morti ammazzati per puro odio alla religione cristiana. Ebbene, sappiano i lettori che non siamo noi a privilegiare gli uccisi; è che davvero questi sono molti di più. Qualcuno ha rimproverato a Giovanni Paolo II di essere stato un «santomane», per il gran numero di beatificazioni effettuate durante il suo pontificato. Ma, come si è visto, nemmeno il suo successore, Benedetto XVI, il «pontefice teologo», ha potuto farne a meno; anzi, a lui si deve il record delle beatificazioni di gruppo: 498 in un solo colpo, il 28 ottobre 2007. Tutti martiri. È una nuova moda pastorale, allora? È questo il Neue Kurs, il nuovo corso richiesto dalla famosa «nuova evangelizzazione»? No, si tratta semplicemente di una necessità. Il secolo appena conclusosi ha trucidato più cristiani di tutti i precedenti messi assieme. E, man mano che si aprono gli archivi, la macabra conta viene a galla. Gli scheletri nell’armadio delle ideologie «laiche» che hanno tenuto banco nel XX secolo sono veri scheletri, tanti che ci vogliono quasi nove zeri per sommarli. La Chiesa non fa che prenderne dolorosamente atto.
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