Casinò negli hotel di superlusso: la Brambilla ci crede

L’Italia si fonda sempre più sul gioco con tanti saluti ai moralisti di giornata. Da questo settore provengono gli aiuti destinati alla rinascita dell’Abruzzo. E su questo mercato si basa il ddl sul turismo del ministro Brambilla che comporta la creazione di nuove case da gioco negli alberghi a 5 stelle. Ma quante polemiche. Critici anche i ministeri di competenza (Interno ed Economia). La bozza prevede non solo la creazione di 40 casinò, che potranno avere sede solo «in alberghi di categoria cinque stelle», ma anche «la riapertura di case da gioco già operanti sul nostro territorio». In pratica 55-60 casinò. In base al testo del ddl si potrà giocare a «roulette, blackjack, chemin de fer e baccarat». A fruirne potranno essere solo coloro che «pernottano nella struttura alberghiera nella quale ha sede la casa da gioco». Logicamente registrati e maggiorenni. Il testo specifica inoltre che: 1) «le case da gioco saranno gestite da società per azioni, il cui capitale azionario maggioritario dovrà appartenere al Comune in cui è ubicata la struttura dedita al gioco d'azzardo»; 2) il comune potrà appaltare la gestione a soggetti concessionari da individuare con gare d'appalto, spetterà poi ad Aams supervisionare le gare in base alla normativa comunitaria; 3) le concessioni avranno durata «di nove anni e potranno essere rinnovate una sola volta»; 4) le aliquote erariali viaggiano fra il 30 e il 40 per cento in base all’entità del prodotto lordo, rappresentato dalla differenza fra le poste giocate e le vincite incassate; 5) l’importo della tassazione finirà in grandissima parte nelle casse dei comuni.
In generale il ddl Brambilla sembra destinato a implementare le risorse della filiera turistica italiana, in realtà va incontro a un’oligarchia di soggetti. E le attuali 4 case da gioco? La loro esistenza verrebbe messa a rischio qualora il ddl fosse approvato senza correzioni. Secondo la bozza i casinò dovrebbero adattarsi alle disposizioni previste dall’articolo 10, ovvero dotarsi di hotel a 5 stelle entro 360 giorni dall’entrata in vigore della legge, senza contare poi la classificazione dei giochi consentiti.
E pensare che il ministro Brambilla, in un’intervista concessa lo scorso 20 ottobre a Roma, aveva affermato che sarebbero state aperte non più di 10-15 nuove case da gioco e che la loro gestione sarebbe stata affidata ai proprietari degli alberghi. In quell’occasione non aveva posto in discussione l’attività dei casinò di Saint Vincent, Sanremo, Campione d’Italia e Venezia, ma si era limitata a criticarne l’ubicazione: «Ce ne sono solo 4 e tutti situati nel Nord Italia. Perché il resto del paese non ha gli stessi strumenti? Ho proposto quindi di riaprire le case da gioco un tempo esistenti e che ora sono state chiuse». Il discorso s’è poi allargato. Ma verrà preso in considerazione dal Governo?