Casini: "Il 14 noi votiamo la sfiducia" Simbolo Pdl, ora Fli blocca Berlusconi

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Casini: &quot;L'Udc è un partito di opposizione e quindi il 14 dicembre alla Camera voterà la sfiducia al governo&quot;. Bocchino lancia la battaglia sul &quot;marchio&quot;: &quot;Simbolo e nome del Pdl sono in comproprietà con Fini e non può usarli&quot;. Ma secondo l'agenzia Ue il titolare è il premier. Cicchitto: &quot;Siamo al ricatto delle carte bollate&quot;. Napolitano chiede una tregua: &quot;No a concitazioni&quot;
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Roma - La guerra si sposta sul "marchio registrato". Bocchino vuole vietare a Berlusconi di usare nome e simbolo del Pdl. "Dicono che Berlusconi stia preparando un nuovo partito per rinnovarsi in vista del voto. Comprendiamo la sua esigenza, anche perché il nome e il simbolo del Pdl sono in comproprietà con Fini e non potrà utilizzarli". Lo afferma in una nota il capogruppo di Futuro e Libertà Italo Bocchino. Che aggiunge: "Dicono anche che nella conferenza stampa tenuta due giorni fa a Lisbona si sia fatto sfuggire che vuole scendere in campo definendosi il vero centrodestra" scrive il dirigente di Fli. "Per evitargli problemi giudiziari, che purtroppo non gli mancano - sottolinea -, gli comunichiamo che dal 17 maggio scorso il vero centrodestra è stato registrato da noi all’ufficio marchi e brevetti di Roma. Una ragione in più che prova che il suo non sarà il vero centrodestra italiano".

Casini, il 14 votiamo la sfiducia "L'Udc è un partito di opposizione e quindi il 14 dicembre alla Camera voterà la sfiducia al governo": così il leader centrista Pier Ferdinando Casini ospite del telegiornale di La7. Ma per l'ex presidente della Camera "il vero problema sarà cosa succede il giorno dopo. Se ottiene la fiducia per pochi voti, il governo dovrà tirare a campare. Se invece Berlusconi deciderà di andare alle elezioni, questa sarà una fuga dalle responsabilità. E' una sconfitta gettare la spugna dopo aver avuto cento parlamentari di maggioranza". "La mia proposta di un governo di armistizio - ha proseguito - rimane l'ultima soluzione seria. Se intendono respingerlo sono ancora più contento e continuerò sulla mia strada perché questo significa che la nostra politica è chiusa su se stessa, mentre il Paese chiede uno scatto". "Questa classe politica - ha aggiunto il leader dell'Udc - non è in grado di gestire il Paese. Continuano a litigare su tutto senza risolvere nulla. Non mi chiedano di fare autocritica per la mia proposta, perché qui si tratta di salvare il Paese e ci sono troppe cose che non funzionano".  

La registrazione Ue "Nome del titolare: Silvio Berlusconi". Così è scritto sul sito dell’Ue che tutela marchi e brevetti registrati in Europa accanto al marchio Popolo della Libertà, anzi ai marchi del Pdl, visto che ce ne sono cinque versioni, con diciture leggermente diverse, ma tutti intestati al premier. L’Uami è l’agenzia dell’Ue competente per la registrazione di marchi, disegni e modelli validi in tutti i 27 Paesi. Ma Bocchino non si arrende: "C’è un atto siglato davanti al notaio Bacchetti in cui si evince chiaramente che il titolare del simbolo del Pdl èBerlusconi, ma che lui stesso ha ceduto l’utilizzo del simbolo e del nome all’associazione del Popolo della Libertà della quale fa parte Gianfranco Fini". Insomma, per il capogruppo di Fli a Montecitorio non ci sono dubbi sulla "titolarità" del simbolo, che appartiene al Cavaliere. Ma ci sono dei vincoli per il suo utilizzo: "Fino al 31 dicembre del 2014 non lo può usare senza il consenso di Fini visto che secondo l’atto costitutivo dell’associazione del Pdl serve l’unanimità di un organo in cui oltre a Fini sono presenti altri due esponenti di Fli: questo c’è scritto nell’atto firmato davanti al notaio".

Il sindaco di Terzigno "Il simbolo del Pdl l’ho creato io. Mi sono presentato con questa lista alle elezioni comunali del maggio 2007 e sono diventato sindaco per la prima volta. Poi, con una scrittura privata, il 24 agosto successivo, l’ho ceduto a Silvio Berlusconi che è l’unico titolato a utilizzarlo. Sono stupito dalle parole di Bocchino, non so di cosa parli". Così il sindaco di Terzigno, Domenico Auricchio, sulla querelle legata al simbolo del partito. "Ripeto, sono profondamente stupito da quanto dice Bocchino. Evidentemente non è per niente a conoscenza della storia del simbolo che era mio e che ho ceduto a Berlusconi, un simbolo col quale Fini non c’entra niente" aggiunge Auricchio. Il primo cittadino di Terzigno ricorda che alle elezioni amministrative del 27 e 28 maggio del 2007, quando fu eletto per la prima volta sindaco, depositò il simbolo del Pdl, un’esperienza pilota di aggregazione tra Forza Italia ed An. L’atto fu protocollato alla commissione mandamentale della ex pretura di Ottaviano, ufficio distaccato del Tribunale di Nola. In occasione della fondazione del Pdl e delle successive elezioni politiche, iniziarono i contatti tra Auricchio e Berlusconi. A Bruxelles, all’ufficio dove si depositano marchi e brevetti, era emersa la già esistente formazione politica con simbolo Pdl nata proprio a Terzigno. Il 24 agosto 2007, con una scrittura privata, ricorda Auricchio, il simbolo fu ceduto volontariamente a Berlusconi riconosciuto come "l’unico avente diritto a tale segno distintivo" e conseguentemente il primo cittadino di Terzigno si impegnò a non farne più uso. "Lo stesso presidente ha riconosciuto negli incontri privati a Roma e pubblicamente, come a Telese, l’importanza del mio gesto e gli stessi circoli della Libertà mi hanno consegnato una targa che ricorda tale atto. Tutto questo per dire che Bocchino mi ha profondamente stupito. Non si può permettere di affermare quello che ha detto oggi. Berlusconi è l’unico legittimato all’utilizzo del simbolo".

La replica di Bondi "Non riesco a comprendere come l'onorevole Bocchino possa continuare a rivolgersi al presidente del Consiglio non tanto sulla base di argomentazioni politiche, discutibili quanto legittime, quanto ricorrendo in ogni circostanza a toni, giudizi, provocazioni, pose che sarebbero a stento ammessi nelle più misere discussioni condominiali". Così il coordinatore del Pdl e ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, replica al capogruppo di Fli alla Camera.

Cicchitto: "Siamo alla guerra delle carte bollate" "A parte il fatto che lo Statuto approvato dal congresso toglie ogni validità a ciò che afferma Bocchino - afferma Fabrizio Cicchitto capogruppo Pdl alla Camera - non si capisce il senso di quello che egli ha detto in termini politici: i finiani si ripromettono di dar vita ad una nuova forza politica allora ciò che viene detto a proposito del simbolo del Pdl, o ha solo una implicazione mediatica per stare su piazza nella giornata di oggi, oppure quella di far debordare il condizionamento, che è del tutto normale in politica, nel ricatto delle carte bollate".

Napolitano chiede una tregua Le sfide che il paese ha di fronte impongono "priorità anche nell’agenda politica e parlamentare" e anche "uno spirito di condivisione e senso di responsabilita", occorre un clima "di serietà e razionalità, senza concitazioni fuorivianti" ha detto il presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano, ricevendo al Quirinale una delegazione Assonime. Napolitano ha ricordato che l’Europa e in particolare l’area dell’euro stanno vivendo "momenti difficili, turbolenti", che impongono scelte più rigorose sulla spesa pubblica e per la riduzione del debito pubblico. Il capo dello Stato ha ricordato di avere perciò sollecitato il senso di responsabilità di tutte le forze politiche, per dare la precedenza all’approvazione della legge di stabilità e di bilancio nei tempi prescritti dalla Costituzione. "Allo stesso tempo - ha aggiunto Napolitano - ho sollecitato uno spirito di condivisione, un senso di responsabilità che non significa certo cancellazione o rimozione o attenuazione della dialettica e del confronto tra posizioni diverse. Significa il conseguimento di un interesse generale che, in un clima come quello attuale, può esigere o imporre priorità anche nell’agenda politico-parlamentare. Spirito di condivisione - ha aggiunto Napolitano - non significa necessariamente approdare alle stesse proposte, ma capacità di individuare i problemi, le sfide che sono e saranno davanti al Paese nei prossimi anni. Significa individuarle in tutta la loro complessità e riconoscere la serietà di queste sfide. Significa un atteggiamento più utilmente propositivo da tutte le parti e anche una ricerca di necessarie convergenze attorno a scelte non di breve termine".