Casini, ago e filo dell'Udc legano grandi pasticci

La campagna di comunicazione lancia un messaggio di unità. Proprio il contrario di quello che Pier Ferdy fa con le alleanze. In Campania vacilla l'intesa col Pdl. Cesa lancia l'aut-aut: "Senza Caserta rompiamo"

Roma - Geograficamente periferica rispetto al «cuore politico» dell’Italia, Bari ha trovato una nuova via per rimettersi al «centro»: quella della comunicazione pubblicitaria. Due partiti nazionali come il Pd e l’Udc hanno scelto due agenzie baresi per la campagna elettorale 2010. Percorso ovvio quello dei bersaniani che si sono affidati ai fumetti stile fotoromanzo di Proforma, vicina al dominus D’Alema. Meno scontata la selezione di Casini che ha dato credito a Tom, agenzia che ha vinto la commessa con l’idea del tricolore ricucito.

Sì, perché il cuore della campagna, hanno spiegato gli ideatori, è «riposizionare il marchio Udc in uno scenario differente». Ecco perché alla bandiera rappezzata seguiranno le tre mani, di un uomo, di una donna e di un bambino che terranno assieme l’ago e il filo. Insomma, i trucchi della comunicazione sono anche questi. D’altronde, a «ripescare» il tricolore in politica ci aveva pensato Berlusconi nel 1994.

L’opera «sartoriale» di Casini e dell’Udc vista nella realtà della scena politica italiana assomiglia molto più a un patchwork arlecchinesco che a un abito dal taglio «made in Italy» come un Armani o un Valentino. Basti pensare al Piemonte dove i centristi appoggeranno il governatore uscente Bresso sostenuta pure dalla sinistra radicale No-Tav. Analogo pastrocchio si ripeterà per la Regione Liguria dove Claudio Burlando è riuscito a mettere insieme tutto e il contrario di tutto: abortisti e antiabortisti, nuclearisti e antinuclearisti, berlusconiani e antiberlusconiani. Basta spostarsi di un centinaio di chilometri e nella competizione per il Pirellone si ritrovano i cattolici casiniani a giocare la carta Savino Pezzotta per contrastare il cattolicissimo Formigoni. Idem in Veneto.

Se nelle Marche l’Udc per sostenere il centrosinistra ha imposto lo «sbarco» dalla maggioranza della sinistra radicale, nel Lazio eccoli a fianco del candidato presidente del centrodestra Renata Polverini. Una nuova versione della coincidentia oppositorum di Niccolò Cusano? Macché. Pier Ferdinando Casini lo ha spiegato pure ieri: al Nord «vogliamo costruire una diga contro lo sconfinamento della Lega», di qui la scelta in Piemonte e in Liguria. L’obiettivo è uno solo: «far saltare in aria il bipolarismo».

Forse sarà per questo motivo che con la stessa imperturbabile atarassia Casini da una parte sollecita Bersani a misurare gli «abbracci» con il giustizialismo di Di Pietro («Un macigno su qualsiasi alternativa credibile a Berlusconi», ha detto) mentre dall’altra parte invita il Cavaliere a fare un passo indietro in Puglia mollando il candidato Rocco Palese per sostenere la sua ultima scoperta: l’ex-An Adriana Poli Bortone. «Scelte diverse, ma sempre coerenti», ripete il leader a ogni conferenza stampa di presentazione dei nuovi acquisti, in genere fuoriusciti Pd. L’ultimo è il segretario della storica sezione romana Giubbonari.

A ben guardare, tuttavia, gli interessi dell’Udc non sono poi così ultraterreni. Ieri il segretario Cesa ha lanciato un ultimatum al Pdl: oggetto l’alleanza in Campania. «Per noi non esiste la possibilità di un’intesa separata tra la Regione e la provincia di Caserta», ha dichiarato. Tradotto dal politichese significa: «O abbiamo il candidato a Caserta o non appoggiamo Caldoro».

Incurante dei sondaggi che bocciano la politica dei «due forni» dell’Udc, Casini in realtà sembra camminare in precario equilibrio su quello stesso filo utilizzato per ricucire il tricolore, indifferente al rosso dei comunisti, al nero dei fascisti e al verde dei leghisti. Come se «estremista» e «centrista» fossero sinonimi.