Casini: anche un cattivo metodo può dare un buon presidente

Il leader dell’Udc: «Collaboreremo con il nuovo capo dello Stato». Follini: «Punto a trasformare la Casa delle libertà»

Marianna Bartoccelli

da Roma

È il primo a uscire dall’aula subito dopo la proclamazione di Giorgio Napolitano capo dello Stato. Deve fare in fretta perché lo aspetta un lungo viaggio verso Nairobi per presiedere l’assemblea dell’Unione interparlamentare. Arriva soddisfatto in Transatlantico perché i numeri confermano che alla fine tutto il suo partito è stato ai patti della Cdl, ma la vittoria di Napolitano viene ascritta anche all’azione dell’Udc. Hanno votato tutti scheda bianca. O quasi. Certamente in dissenso Tabacci e Follini, e forse qualche altro centrista. Poca roba, a sentire gli esperti della cabala d’aula. Pier Ferdinando Casini è il primo dei leader della Cdl a commentare l’elezione del presidente e lo fa con il tono di chi comunque si sente dalla parte del vincente: «Sono convinto che Napolitano saprà essere garante di tutti gli italiani e non mancherà in questo ruolo così delicato la collaborazione responsabile dell’opposizione democratica» garantisce. Ma per evitare equivoci attacca la maggioranza: «È la prova che anche un cattivo metodo può dare un buon presidente».
Questo è il ritornello dei centristi per l’intera mattinata, consapevoli che su di loro sono puntati i riflettori e soprattutto i controlli degli alleati. Non a caso Casini e quasi tutti gli altri suoi compagni di partito sono stati i più rapidi dentro la cabina. Scheda chiusa prima di entrare e giusto il tempo di depositarla. Così hanno fatto Roberto Formigoni e Mario Baccini. E si evidenzia subito la differenza con Marco Follini che dentro il seggio passa il tempo necessario a scrivere il nome e il cognome di Napolitano. «Quella di Follini è una scelta personale» chiosa il segretario Cesa. E aggiunge: «Nei prossimi giorni convocherò un ufficio politico per discutere su alcuni atteggiamenti e sul modo di lavorare all’interno del partito». Per il segretario dell’Udc infatti adesso si apre una nuova fase e diventa sempre più necessaria l’unità dentro la Cdl: «Ci aspettano battaglie aspre in Parlamento, per questo abbiamo scelto di votare compatti scheda bianca. Sarebbe stato meglio però votare tutti per un presidente condiviso».
Toni negativi da parte degli alleati ma anche dagli amici di partito per la decisione di Follini: «È triste che Marco si dissoci dalla linea dell’Udc - afferma il presidente dei senatori centristi, Francesco D’Onofrio -. L’unità del Polo è il valore primario, anche se siamo convinti che Napolitano rappresenti una garanzia per tutti gli italiani». Marco Follini non ha avuto comunque alcuna esitazione, e così Tabacci. «Noi dell’Udc abbiamo detto che non votare Napolitano è un grave errore e da bravo militante del partito cerco di non sbagliare. Capisco che occorre tenere fermo il vincolo di coalizione, ma il cammino che conduce verso un altro centrodestra passa anche attraverso la scelta di queste ore». E subito rassicura: «Nessuno ha la tentazione di scivolare dall’altra parte, sono sulla linea di confine e uno dei più decisi a non attraversarla. La mia politica punta a una trasformazione del centrodestra».
Dentro la Cdl si tende a minimizzare il gesto di Follini: quello che conta è che l’intera Udc è rientrata nei ranghi, votando compatta scheda bianca. «Noi vogliamo essere vera opposizione e non offriremo alcuna sponda al centrosinistra, dal momento che siamo autentici portatori della linea alternativa - sottolinea Calogero «Lillo» Mannino, l’ex ministro democristiano rientrato nella politica attiva -. L’elezione di Napolitano è anche una nostra vittoria perché siamo riusciti a stoppare D’Alema. Ma siamo stati leali con la Cdl, il soccorso bianco a Napolitano se c’è stato, è stato minimo».