Casini: antidoping in Parlamento. È polemica

Dubbi dal Polo e contestazioni dal centrosinistra all’idea di un test obbligatorio. Fini: «Incompatibile con la privacy»

Francesca Angeli

da Roma

Per entrare a Montecitorio prima i voti degli elettori e poi l’esame delle urine. Pierferdinando Casini si trasforma in una «Iena» e annuncia la presentazione di una proposta di legge che renda obbligatorio un test per verificare l’eventuale uso di sostanze stupefacenti da parte dei parlamentari. Mentre infuriano ancora le polemiche sulla decisione del garante per la privacy di sospendere la messa in onda del servizio sui parlamentari «drogati», girato dalle Iene di «Italia 1», il leader dell’Udc decide di rilanciare «per restituire credibilità» alle istituzioni. Ma la sua proposta scatena un’ulteriore bagarre fra i politici che non gradiscono. Soprattutto nel centrosinistra.
«I cittadini italiani hanno il diritto di sapere se i parlamentari che hanno eletto sono tossicodipendenti o meno», dice Casini per il quale non ha senso «interrogarsi sulle scelte del Garante o delle Iene» perché «per recuperare un po’ di credibilità le istituzioni devono fare trasparenza». E dato che il servizio rivelava che su 50 parlamentari testati a loro insaputa ben 16 avevano fatto uso di droga e 4 di cocaina per Casini la trasparenza alle istituzioni verrà restituita soltanto da «un test obbligatorio e da analisi scientificamente serie».
Ma la proposta di Casini viene accolta con cautela dagli alleati del centrodestra e decisamente bocciata dalla maggioranza. Gianfranco Fini, primo firmatario della legge antidroga attualmente in vigore, si dice favorevole a sottoporsi al test ma è contrario a renderlo obbligatorio per tutti i parlamentari. «Personalmente non avrei problemi a dire: io aderisco - dice Fini - un conto però è la volontarietà, altro è l'obbligatorietà, su cui ho qualche dubbio se sia compatibile con le leggi che riguardano la privacy». Perplesso sul test obbligatorio pure l’altro firmatario della legge sulla droga, l’ex ministro, Carlo Giovanardi. «Condanno il servizio delle Iene perché illegale ma sarei il primo a fare il test - dice -. È difficile però fare una legge che lo renda obbligatorio». Comunque per dimostrare la sua buona fede ieri pomeriggio Giovanardi ha eseguito il test «antidoping» e ha mostrato subito i risultati: negativi.
E pure per il ministro della Giustizia, Clemente Mastella istituire «un test obbligatorio sarebbe una sciocchezza» ma «se uno lo vuol fare, lo faccia». A parte l’ecumenico Mastella però in generale a sinistra si usa un tono molto più duro contro la proposta di Casini che secondo il ministro per la Solidarietà, Paolo Ferrero, non è «il modo giusto di affrontare il problema». Il diessino Franco Grillini paragona Casini all’inquisizione spagnola. «Non riesco proprio ad immaginare Pierferdinando Casini nelle vesti di un moderno Torquemada moralizzatore - dice Grillini -. La sua proposta ha il sapore di una sparata bassamente demagogica che vale lo spazio di un comunicato stampa. Personalmente sono contrario a qualunque obbligatorietà di qualunque test su qualunque cittadino». E pure per Renzo Lusetti della Margherita «non è possibile sottoporre obbligatoriamente un cittadino, sia esso deputato o no, così come propone l'onorevole Casini ad un trattamento sanitario contravvenendo al disposto dell'articolo 32 della Costituzione». Infine la proposta alternativa di Francesco Caruso di Rifondazione: «Un gruppo interparlamentare amici della cannabis» con lo scopo primario di abolire la legge Fini sulla droga. Non fa battute il capogruppo di Rifondazione al Senato, Giovanni Russo Spena che boccia il «proibizionismo» di Casini. «Il problema non è introdurre supercontrolli antidroga per i parlamentari ma eliminare i supercontrolli e le leggi proibizioniste per il resto della cittadinanza, che tra l'altro non può avvalersi dell'immunità parlamentare», dice Russo Spena.
E proprio contro privilegi di cui godono o godrebbero i politici si è scagliato pure Fiorello durante la sua popolarissima trasmissione radiofonica, Viva Radio2. Con il divieto della messa in onda del servizio delle «Iene», dice Fiorello, «i politici sono stati tutelati. Ma come mai, con la droga, io, Lapo (il nipote di Agnelli, ndr) e tanti sportivi siamo stati sbattuti in prima pagina?».