Da Casini un campanello d’allarme e un invito ai cattolici dell’Unione

Dire a priori che Casini abbia sbagliato nella scelta della riunione palermitana del 2 dicembre a fronte di quella di Roma, può trarre in errore quanti ancora non hanno ben chiaro il cammino che il leader dell’Udc ha cominciato a disegnare per il proprio partito. Lo scossone dato alla Cdl che è stato imputato a Casini, è paragonabile a una scossa tellurica del quarto o quinto grado della scala Mercalli. La si percepisce, ma non crea danni. Un campanello d’allarme insomma! Un campanello d’allarme indirizzato prima di tutto ai cattolici presenti nel centrosinistra e che non si riconoscono nella politica di una maggioranza appiattita sulle linee guida dell’estrema sinistra, ma che non hanno possibilità di uscirne a causa dell’assenza di alternative. Ecco, Casini ha voluto essere quell’alternativa, lanciando una scialuppa di salvataggio per i cattolici che nella Margherita e nell’Udeur vogliono uscire dalla morsa dei Diliberto, dei Giordano, dall’avanzata strisciante dei pacs, dalla liberalizzazione della droga, dall’eutanasia, dalla battaglia contro il presepe, dall’abolizione del crocifisso, contro la pillola del giorno dopo ecc. Per permettere il salvataggio, Casini ha dovuto marcare o meglio rimarcare la non sua sudditanza da Berlusconi, invisa a molti cattolici del centrosinistra, pur nel rispetto dei valori che legano tutti i partiti del centrodestra. Pertanto la manovra attuata da Casini alla lunga porterà vantaggio a tutto il centrodestra, che vedrà un allargamento e quindi un rafforzamento al suo centro.