Casini: il caso Calderoli non inciderà sul voto

«Gli elettori sanno che il nostro governo si è sempre ispirato al principio della coesistenza fra le religioni. Il presidente del Consiglio è stato tempestivo e chiaro»

da Roma

La t-shirt di Calderoli e gli incidenti di Bengasi «non incideranno sulla sfida elettorale». Ne è convinto il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, certo che «gli italiani sanno come il nostro governo ha operato, ispirandosi al principio di coesistenza tra le religioni». Il primo inquilino di Montecitorio riserva una battuta anche per l’opposizione. Il centrosinistra, che inizialmente aveva chiesto la testa di Calderoli quando già Berlusconi lo aveva invitato a dimettersi, dopo l’uscita dall’esecutivo del ministro per le Riforme ha alzato decisamente il tiro, tirando in ballo tutto il governo. E Casini commenta da «uomo di mondo» le critiche sull’alleanza con la Lega e l’escalation delle polemiche: «È ovvio - spiega sornione - che la sinistra cerchi di trarre il massimo vantaggio da questa vicenda, e non posso nemmeno biasimarla più di tanto, perché trovandoci in campagna elettorale la tentazione di utilizzare e strumentalizzare questa vicenda c’è». Ma concesse le attenuanti all’impennata nei toni dell’Unione, Casini aggiunge di credere «che tutte le persone responsabili abbiano capito che dal governo ci si attendeva un gesto forte e inequivoco, le dimissioni di Calderoli. Le dimissioni ci sono state, tutto il resto fa parte della polemica politica». Che se è appunto «comprensibile», non per questo è «giustificabile oltre misura». Così anche le accuse che arrivano dall’opposizione per l’alleanza con il Carroccio secondo Casini vanno respinte al mittente, perché «evidentemente strumentali e finalizzate a farci perdere le elezioni», spiega: «Con la Lega abbiamo governato cinque anni, con momenti difficili e altri più semplici. Ma abbiamo portato avanti un programma basato sui nostri principi».
Il presidente della Camera elogia poi la gestione del caso da parte di Berlusconi: «Do atto al presidente del Consiglio di avere agito con tempestività e chiarezza. Noi glielo abbiamo chiesto e ci aspettavamo questo comportamento ineccepibile». Perché «gesti come quello di Calderoli - prosegue la terza carica dello Stato - sono incompatibili con la presenza in un governo serio e responsabile di un grande Paese europeo». In ballo, insiste Casini, c’è la «grande questione» della «necessità di una coesistenza tra le grandi religioni del mondo», e «l’Italia ha dimostrato al mondo come non possa esserci in questo Paese contiguità con gesti intollerabili e più che discutibili». Dopo aver stigmatizzato la maglietta con le vignette dell’ormai ex ministro «la cui presenza nel governo era diventata intollerabile per tutti», Casini ribadisce però «la più ferma condanna per gli attacchi alle sedi diplomatiche, perché non è in questo modo che si aiuta la causa dell’Islam e soprattutto la causa fondamentale della convivenza tra le religioni. Nessuna guerra, nessun atto violento si può fare in nome di Dio».
Proprio il «principio di coesistenza» tra le diverse confessioni spinge poi il presidente della Camera a fare un parallelo tra la visita alla moschea della capitale compiuta ieri dal ministro degli Esteri Gianfranco Fini e quella che lo stesso Casini volle fare quattro anni e mezzo fa. «Il gesto di Fini - sostiene il leader centrista - è lo stesso che io ho compiuto all’indomani dell’11 settembre del 2001, quando ho voluto visitare la moschea di Roma proprio per evitare che nascessero fraintendimenti pericolosi nell’opinione pubblica. Fatti come questo - conclude Casini - non possono portare in alcun modo a fraintendimenti che non hanno ragione di essere».