Casini ci crede: «Siamo in rimonta»

«Prodi propone un libro dei sogni. Berlusconi come Gesù Cristo? Sciocchezze, io sono in terra»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Il centrodestra crede nella rimonta alle prossime politiche e, man mano che passano i giorni, cresce la fiducia nel conseguimento di un risultato positivo, soprattutto al Senato. L’ottimismo, che una pletora di sondaggi a favore dell’Unione aveva parzialmente affievolito, è tornato ad albergare nella Cdl. Ieri sono stati il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, e il ministro leghista delle Riforme istituzionali, Roberto Calderoli, a testimoniare che nella Cdl si respira un’aria diversa, quella del sorpasso annunciato sabato scorso ad Ancona dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
«Non so dire se la Cdl è in testa, ma sicuramente in grande ripresa. La competizione è aperta», ha dichiarato Casini. Ma c’è di più. Il presidente della Camera ha confermato quanto scritto nello scambio di messaggi con il sindaco di Roma, Walter Veltroni, nella celebrazione della giornata della memoria delle vittime delle foibe venerdì. Il differente meccanismo di elezione dei senatori può mettere da subito in crisi l’Unione e sancire immediatamente una prevalenza del centrodestra. «Non aver fatto il premio di maggioranza al Senato - ha aggiunto Casini - rende concreta e realistica la possibilità di un Senato imballato. Per il centrosinistra, che ha una coalizione eterogenea, servono per governare non meno di 100 deputati di vantaggio».
Insomma, la comunicazione a mezzo bigliettini con l’ex numero due del primo governo Prodi è la certificazione dell’impasse dell’Unione e dei suoi capi, già intenti a vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso. Forti di quei sondaggi che adesso testimonierebbero invece l’inversione di tendenza. «Di quel foglietto, non smentisco nulla, è la fotografia di una situazione», ha ribadito Casini. E proprio su quel fogliettino Veltroni sconfessava alcune scelte del centrosinistra tra le quali quella di Rifondazione di candidare il no global Francesco Caruso. «Il Paese comunque non uscirà dai guai né con Caruso né con Borghezio (europarlamentare leghista, ndr)», aveva scritto il sindaco.
Di qui la rinnovata fiducia nelle prospettive del centrodestra del presidente della Camera. «Vedo uomini, donne e giovani che si stanno mobilitando per l’Udc e anche per gli altri partiti della Cdl. Oggi c’è un’animazione che non c’era qualche settimana fa e questo è un fatto positivo», ha sottolineato Casini ieri in visita alla sinagoga di Roma. Poi si concede una battuta su Berlusconi: «Si definisce un Gesù Cristo della politica? Non scendo su questo piano, io sono in Terra. Non voglio mischiare le sciocchezze alle cose serie».
Le 281 pagine di programma con le quali l’Unione ha avviato la propria campagna elettorale non lo spaventano. «È una sorta di libro dei sogni. Presenteremo anche noi un programma, ma parleremo soprattutto di fatti. In questi cinque anni di governo abbiamo fatto molte cose positive e altre sono da realizzare. Continueremo su questa strada», ha concluso.
Sullo stesso piano le dichiarazioni del ministro Calderoli. Senato imballato? No problem, l’alleanza elettorale Lega-Mpa è una garanzia di governabilità. «Con questo rischio la presenza di partiti territoriali è tutto grasso che cola. Non siamo più disposti a spostarci, semmai saranno gli altri a venire da noi». Il caustico esponente del Carroccio non si è risparmiato il gusto della battuta sia nei confronti dello scambio di messaggi Casini-Veltroni («Pensavo che fossero dell’altra sponda visto che ci avviciniamo a San Valentino») sia sullo schieramento «a tre punte» della Cdl. Fini e Casini? «Già dire centrocampisti è farne troppo». E la Lega? «Non ha bisogno di una punta. Noi abbiamo portato a casa tutto quello che era nel programma del Carroccio: è quello che mettiamo sul piatto. Poi, di presidente del Consiglio ce n’è uno».