Casini: il Csm rispetti il Parlamento

Rinviato a settembre il procedimento contro i pm del processo Sme che si erano opposti alla consegna del fascicolo 9520

Anna Maria Greco

da Roma

Il Csm ha cercato di invadere il campo del Parlamento sul decreto-Carnevale, ma la Consulta ha respinto il suo ricorso, riaffermando i «distinti ruoli e le differenti attribuzioni». Pierferdinando Casini esprime «vivo compiacimento per la decisione della Corte Costituzionale che ha dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzioni elevato dal Csm nei confronti delle Camere». Il presidente di Montecitorio sottolinea che Palazzo dei Marescialli deve avere «piena consapevolezza» delle competenze che gli sono proprie, pur «nello spirito della leale collaborazione tra i poteri dello Stato», più volte richiamata dal presidente della Repubblica. «Questa sentenza - osserva Casini - fa chiarezza su un aspetto importante, inerente la garanzia del pieno esercizio e della più completa autonomia della funzione legislativa, ed è tanto più significativa perché interviene in un momento delicato dei rapporti tra Parlamento e Csm». Per il numero uno della Camera, dunque, è necessario operare senza forzature e senza pestarsi i piedi a vicenda.
Un’intervento importante, perché il richiamo di Casini arriva dopo molte polemiche sui pareri che il Csm dà sulle leggi in via d’approvazione, come ha cercato di fare giovedì sulla riforma dell’ordinamento giudiziario (inutilmente per l’opposizione dei laici della Cdl) e sugli interventi per contestare leggi ormai varate, come quella norma che stabilisce il diritto di reintegro di tutti i dipendenti pubblici, magistrati compresi, che siano stati sospesi o che siano andati anticipatamente in pensione in conseguenza di un procedimento penale che si è concluso con una assoluzione. La Consulta ha affermato che il conflitto poteva essere sollevato solo se non ci fosse stata la possibilità di proporre la questione di legittimità costituzionale nell'ambito di un giudizio comune. E in questo caso non era così.
L'anno scorso il Csm aveva respinto la richiesta di Corrado Carnevale e di altri 6 ex magistrati di tornare in servizio e di ottenere funzioni superiori a quelle ricoperte all'epoca, avvalendosi appunto della nuova normativa. E si era rivolto alla Corte costituzionale, contro il parere dei laici della Cdl che giudicavano l’iniziativa senza fondamento, proprio con le motivazioni della sentenza della Consulta. Ora, la patata bollente torna al Csm che dovrà decidere sul reintrego di Carnevale e degli altri. E la questione di legittimità potrà essere sollevata solo in un eventuale giudizio di fronte al Tar.
La sezione disciplinare del Csm ha intanto rinviato al 9 settembre il «processo» a carico dei pm di Milano Ilda Boccassini e Gherardo Colombo, finiti sotto accusa per avere «illegittimamente» opposto agli ispettori ministeriali il segreto investigativo sul fascicolo 9520, quello dal quale sono scaturiti i processi Imi Sir-Lodo e Sme. Per l’occasione la riunione è stata presieduta da Virginio Rognoni che abitualmente si fa sostituire da Nicola Buccico e i due procuratori sono stati difesi dall’ex-prsidente dell’Anm, Edmondo Bruti Liberati. Nella riunione di ieri, mentre si discuteva dell’acquisizione del famoso fascicolo, si è scoperto che è stato archiviato ad aprile di quest'anno dal Gip che ha accolto la richiesta della Procura. Una novità che ha spinto il rappresentante dell'accusa, il procuratore generale della Cassazione Luigi Ciampoli, a chiedere l'acquisizione del decreto di archiviazione per conoscerne la motivazione e degli atti contenuti nel fascicolo 9520. Il dibattimento è stato rinviato proprio per avere il tempo di esaminare le nuove carte. La richiesta di archiviazione della Procura di Milano è del 27 dicembre 2004 e il decreto del gip del 18 aprile.
Per la difesa di Boccassini e Colombo, che si è opposta a tutte le richieste, l'acquisizione dei documenti «è del tutto ininfluente» nel procedimento disciplinare e le richieste del Pg sono «estranee al capo di incolpazione». Si tratta di accertare se c’è stato abuso d'ufficio da parte di Boccassini e Colombo o «leale collaborazione» con gli ispettori ministeriali e se ci sia stata l'autorizzazione del gip a proseguire le indagini.