Casini-D’Alema, l’incontro inesistente

Per il «Corriere» i due leader si sarebbero visti in una masseria pugliese. Ma i rispettivi staff smentiscono: «Non si sono nemmeno parlati. Stavano a 4 chilometri di distanza»

Fabrizio de Feo

da Roma

Gli ingredienti per un «reality» di stampo politico c’erano tutti. I titoli più gettonati? «Una vacanza per due» oppure, per assonanza con «La Fattoria», «La Masseria». Peccato che i protagonisti dello show non abbiano proprio voluto saperne di dare soddisfazione agli ideatori del format e si siano sottratti al gioco delle nomination, degli incontri più o meno segreti e degli abbracci da consumare a favore di fotografi e telecamere.
Tutto inizia venerdì scorso. Pier Ferdinando Casini e Massimo D’Alema si ritrovano per le vacanze di Pasqua nello stesso hotel, la splendida Masseria San Domenico di Savelletri, in provincia di Brindisi, una costruzione che risale al ’400 con le sue torri di avvistamento, restaurata una decina d’anni fa e trasformata in un albergo d’élite con spa, piscina tra filari di ulivi e atmosfera ovattata. Il momento politico è caldo, caldissimo, avvolto nelle nebbie dell’ingovernabilità e delle grandi intese possibili. E così la presenza di due uomini schierati su fronti opposti e naturalmente portati al dialogo fa scattare immediatamente una vera e propria lotteria di illazioni, offrendo il destro per un paio di articoli del Corriere della Sera e per alcuni lanci di agenzia che dicono e non dicono, sussurrano e ipotizzano, danno voce ai bene informati di turno e sostanzialmente fanno capire che il presidente dei Ds e il presidente della Camera in quella «piccola Bicamerale vista mare» sono impegnati in chiacchierate leggere e pensosi colloqui, pranzi privati e cene segrete consumate rigorosamente a quattr’occhi. In parole povere: un vero e proprio patto della masseria realizzato con tanto di fuitina serale. Oppure un «Grosse Inciucionen», per dirla con Francesco Battistini, inviato di razza del Corriere, per una volta sottratto ai conflitti internazionali e consegnato a più comodi abbracci istituzionali.
Peccato che in questo mosaico di schiaccianti indizi manchi una circostanza fondamentale: il rendez-vous tra i due leader politici. «È stata la cronaca di un incontro mai avvenuto» raccontano, con un filo di divertita ironia, gli staff dei due esponenti. «In realtà gli illustri ospiti erano distanti quattro chilometri (il presidente dei Ds è stato accolto in una masseria più piccola, accanto al campo da golf del San Domenico, che fa capo sempre allo stesso proprietario, Sergio Melpignano, amico personale del presidente dei Ds e anche della famiglia Casini). Si sono rincorse voci inesistenti. Casini e D’Alema si sono trovati vicini per caso e non si sono mai incontrati. Quindi sarebbe anche superfluo chiarire che non c’è un patto della crostata 2, che non è stato sottoscritto alcun patto della colomba o della Masseria». Il presidente della Camera, in realtà, ha trascorso le vacanze in assoluto relax insieme ad Azzurra Caltagirone. Massimo D’Alema ha fatto altrettanto insieme alla moglie Linda e ai suoi amici Claudio Velardi e Nicola La Torre, trascorrendo praticamente tutto il sabato in giro per la Puglia, arrivando fino a Santa Maria di Leuca.
Il «reality», in ogni caso, adesso è davvero finito. Nella serata di ieri, infatti, Pier Ferdinando Casini e Massimo D’Alema hanno lasciato la Puglia per tornare a Roma, mettendo la parola fine a un tormentone che ha punteggiato gli ultimi quattro giorni tra lanci di agenzia e articoli sul Corriere della Sera. A questo punto, visto che il leader centrista ha rispettato anche nell’incantevole location di Savelletri la disciplina del silenzio che si è autoimposto dal 10 aprile, ci si chiede quando Casini deciderà di tornare a commentare i risultati elettorali e a rientrare nella partita politica. Il consiglio nazionale dell’Udc di venerdì prossimo potrebbe essere l’occasione buona per tornare a parlare. Ma al momento non c’è alcuna certezza, visto che l’imperativo che filtra è riassunto in una frase: «Bisogna riflettere, è un momento di grande confusione e si rischia di essere contraddetti il giorno dopo». Di certo Pier Ferdinando Casini continua a bocciare la linea «trattativista» adottata da Marco Follini e Bruno Tabacci. Ma la partita a scacchi è appena iniziata. E gli scenari sono talmente mobili che appare rischioso scolpire posizioni definitive.