Casini e Berlusconi: voto subito Veltroni: a giugno o nel 2009 Napolitano: pausa di riflessione

Il Cavaliere: "In fretta alle urne. Ci sono delle emergenze da affrontare". Il leader del Pd: "Prima la legge elettorale va cambiata". L'Udc apre a un tecnico, poi Casini: "Pacificazione fallita, niente governicchi". Cossiga: "Quirinale orientato a dare un incarico esplorativo". E il presidente: "Motiverò la mia decisione"

Roma - E alla fine, dalla porta della Vetrata, uscì Napolitano. Il presidente della Repubblica parla al termine "dei 19 incontri delle consultazioni, frutto della frammentazione politica. La situazione è complicata". Poi il Capo dello Stato chiede "una dovuta pausa di riflessione. Darò comunicazioni quando prenderò una decisione e la motiverò. Come nel febbraio scorso darò una motivazione precisa".

La situazione Berlusconi a Napolitano ripete la formula che da giorni va ribadendo. Il centrodestra è compatto per andare alle urne. Anche perché, con i dati attuali, "la legge elettorale corrente non creerebbe nessun problema di maggioranze in parlamento. E l'Italia è in emergenza". Veltroni, a stretto giro, esce dalla sala della Vetrata e chiede tempo: "Fino a giugno o fino al 2009, ma alcune cose vanno fatte prima di votare. Una è la legge elettorale. Poi la riduzione dei costi della politica e una risposta a salari produttività". Subito dopo, una fonte del Quirinale fa sapere che: "L'ipotesi del voto anticipato non ha raccolto la maggioranza". Ma immediatamente ecco la smentita ufficiale: "Il Colle non parla a consultazioni aperte". La fonte ricorda che a chiedere le elezioni sono Forza Italia, An, la Lega e, con qualche distinguo, il Pdci. Napolitano, comunque, sarebbe propenso ad affidare un mandato pieno (e non esplorativo) per un governo ponte. I nomi che circolano sono quelli del presidente del Senato Franco Marini e quello di Giuliano Amato. Ma l'intero quadro, molto intricato, sembra dipendere dall'orientamento dell'Udc. Che, in serata, si schiera per le elezioni anticipate.

Udc in subbuglio "Mi auguro che l'Amato tirato in ballo per un possibile governo elettorale sia solo un omonimo...". Ecco la prima bocciatura del capogruppo Udc alla Camera, Luca Volontè. Il senatore centrista Mario Baccini apre sul nome di Marini, ma Berlusconi replica immediatamente: "No ai giochi di palazzo. Non credo che Casini si sfili". Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc, calma le acque: "La nostra linea è chiarissima e non ammette equivoci: per votare qualsiasi governo è necessario che ci siano precise condizioni politiche che al momento sono del tutto inesistenti". Baccini si sfila: "Sono un politico indipendente, non voto a favore di governi che si reggono su uno o due voti". A chiudere la porta definitivamente ci pensa Casini: "Abbiamo cercato di lavorare per un atto di pacificazione fra le due parti. Poiché le disponibilità necessarie non sono maturate, tanto vale non perdere ulteriore tempo e andare verso le elezioni anticipate perché credo a nessuno servano né governicchi né pasticci".

Berlusconi e il voto "Non c'è altra strada, se non quella di tornare al voto per dare al Paese un governo immediatamente operativo il più presto possibile. La legge elettorale? Secondo noi dà piena governabilità alla Camera, dove Prodi aveva solo 24mila voti di vantaggio, non altrettanta al Senato, anche perché la sinistra lì aveva avuto 250mila voti in meno del centrodestra. Al momento, con un forte vantaggio del blocco liberale rispetto alle sinistre, c'è libertà per le due colazioni di sottoscrivere accordi con chi vogliono. E con questa legge è possibile arrivare a esprimere una maggioranza e un governo che può governare per cinque anni". Sullo stop al dialogo il Cavaliere spiega che "avevamo condiviso il progetto Vassallo. Poi hanno ridotto le circoscrizioni, non evitando il frazionamento. Poi la seconda bozza, non discussa con noi, andava in direzione ancora diversa". Comunque Forza Italia "è per il dialogo anche con le forze diverse. Per i problemi economici e per le riforme. Io sono per il dialogo". Bocciato il governo di scopo: "Terrebbe il Pase in sospeso. Non si è trovato l'accordo in due anni nemmeno all'interno di una sola coalizione. Non si intravede una piattaforma comune e poi i tempi non sarebbero veloci perché bisogna cambiare la Costituzione". Bocciata anche l'ipotesi di un mandato "esplorativo": "L'esplorazione la sta facendo, e molto bene, il presidente Napolitano. Marini o Amato? Sarebbero tempo perso".

Il Paese ha fretta Poi un chiarimento sulla "piazza": "Abbiamo richieste dalla base e dai circoli per una manifestazione. Ma abbiamo rinunciato e siamo in una direzione opposta. Sono in corso le consultazioni da Napolitano: è disinformazione vergognosa". In chisura una frecciata agli avversari: "Noi siamo sempre stati uniti sui valori e stiamo già stilando il programma comune: non siamo un caravanserraglio". Quindi Berlusconi parla dell'immagine del Paese all'estero: "Abbiamo fatto delle figuracce. Le immagini della spazzatura di Napoli indeliscono la posizione dell'Italia all'estero. Come possiamo continuare a voler esportare il bello quando le istantanee che forniamo sono solo cumuli di rifiuti".

Veltroni e la legge elettorale Il leader del Pd parla di stabilità: "Il Paese ne ha bisogno, non certo di elezioni anticipate precedute da una campagna elettorale infuocata. C'è troppa frammentazione con questa legge elettorale. Abbiamo bisogno di uscire da tutto questo, non di riproporre lo stesso scenario. Su questa stessa legge omlte forze politiche, anche della Cdl, hanno raccolto firme per il referendum che la abroghi. Elezioni ancipate oggi vogliono dire instabilità domani". Il sindaco di Roma dice di aver presentato due ipotesi, "che partono da un senso di responsabilità nazionale. Prima il dialogo e il rispetto delle regole, poi il confronto aspro. Una proposta è di fissare le elezioni nella primavera del 2009. Nel frattempo il parlamento attui le riforme istituzionali già avviate in parlamento: riduzione parlamentari, rottura del bicameralismo perfetto, più poteri al premier, riforma dei regolamenti parlamentari, legge elettorale". Oppure il secondo scenario: "Data delle elezioni più vicina, tra pochi mesi, entro giugno. Cambiare la legge elettorale per cui eravamo arrivati a un'ipotesi di accordo tra la prima e la seconda bozza Bianco. E ci vorrebbero solo poche settimane. Poi affrontare la questione dei redditi e della produttività e grazie alle risorse del governo Prodi quetso problema di può affrontare. Inoltre ridurre i costi della politica". Poi Veltroni insiste per il Pd da solo alle urne: "Noi andremo al voto con uno schieramento che avrà al centro il programma e non lo schieramento stesso. Non vogliamo dare agli italiani l’onere di scegliere tra due schieramenti che sono solo opposti tra loro, ma daremo uno shock innovativo anche attraverso scelte politiche coraggiose: serve qualcuno che anche in assenza di leggi elettorali che lo obbligano, scelga unilateralmente".

Consultazioni Il giro di consultazioni di Giorgio Napolitano si sta concludendo. Il senatore a vita Francesco Cossiga è uscito dopo il colloquio con il presidente della Repubblica e ha detto di aver consigliato di "fare di tutto per evitare che si vada a votare con l’attuale legge elettorale, che è stata causa di instabilità grave e ha privato i cittadini di qualsiasi possibilità di scelta dei deputati, di fatto scelti dalle segreterie dei partiti. Credo che ci sia l’orientamento di dare un incarico, si potrebbe dare un incarico esplorativo per dare alle gente il tempo di riflettere e capire". Dopo Cossiga, sono saliti sul Colle gli altri due ex capi di Stato: Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi, che non hanno rilasciato dichiarazioni.