Casini fa il responsabile, Bersani solo i suoi interessi

RomaMentre il governo lavora alle misure per accelerare il pareggio di bilancio al 2013, cresce l’attesa per l’informativa del ministro dell’Economia di fronte alle commissioni Affari costituzionali e bilancio di Camera e Senato che potrebbe rappresentare una novità nei rapporti parlamentari tra maggioranza e opposizione. Nella coalizione di governo c’è tutto l’interesse a non far cadere nel vuoto le prudenti aperture dell’Udc, che tuttavia per il momento sembra chiudere le porte. «È avvilente che, davanti a un’opposizione che si occupa delle sorti del Paese in un momento drammatico - dice Pier Ferdinando Casini- ci sia chi strumentalizza con le solite logiche del palazzo. Siamo e rimaniamo all’opposizione di Berlusconi e continuiamo a operare solo per l’Italia e gli italiani».
E se continua il tam tam tra la maggioranza e l’Udc, il Pd insiste nel chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi. Ferma l’Idv nella sua richiesta di voto anticipato. Che non vi sia lo spazio per maggioranze alternative, lo ha scritto nero su bianco il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che in una lettera al Corriere della Sera ha anticipato la severità delle misure in cantiere. «Il risanamento della finanza pubblica e l’obiettivo del pareggio di bilancio comportano inesorabilmente il pieno controllo sui conti della previdenza, dell’assistenza, della sanità, della finanza locale e del pubblico impiego. Si può legittimamente discutere circa i tempi necessari per conseguire risultati sostenibili e irreversibili ma è indiscutibile che le opposizioni interne non abbiano mai assecondato questi percorsi, opponendo anzi resistenze caparbie al centro e, ancor più, nei territori».
«Abbiamo perso la nostra sovranità nazionale e se il premier si lascia commissariare, noi non intendiamo essere commissariati», attacca il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Secondo cui il «problema più pressante» non è il commissariamento dell’Italia, bensì la «permanenza di Berlusconi» a palazzo Chigi, che «rischia di bruciare mese dopo mese gli sforzi che nel frattempo mettiamo in campo. Apprendo di anticipazioni sconcertanti di misure che il governo si appresterebbe a varare. Se pensano di far pagare la manovra alla povera gente, dovranno vedersela con noi».
«Bersani e con lui il gruppo dirigente del Pd - replica Fabrizio Cicchitto - dimostrano tutta la loro irresponsabilità chiedendo le dimissioni del governo» in un momento di grave instabilità finanziaria. Un invito alla coesione arriva da Claudio Scajola. «L’emergenza è forte, lavoriamo uniti e poi si vedrà. Oggi il tema è che governo e opposizioni trovino le forme e i modi per salvare la barca». Ma dall’Idv di Di Pietro non arrivano segnali incoraggianti: «L’inerzia colpevole di Berlusconi e Tremonti - tuona l’ex magistrato - ha fatto precipitare la situazione e ci ha reso un Paese commissariato a cui l’Europa delle banche ordina cosa deve fare». E sul rischio governo tecnico parla un esperto, Lamberto Dini, premier tecnico nel 1995. «Qui ci vuole la politica - commenta il presidente della commissione Esteri del Senato - altro che governo tecnico. Certo, se fossi all’opposizione anch’io avanzerei la richiesta, che però di fatto è del tutto strumentale».