Casini, festa a Nassirya con i soldati «Qui hanno ancora bisogno di voi»

Anna Maria Greco

da Roma

Nella base di Camp Mittica, a Nassirya, i soldati italiani in missione in Irak festeggiano l'anno nuovo con il presidente della Camera, Pierferdinando Casini. È lui, con il giubbotto scuro che spicca tra le tute mimetiche chiare dei militari, a presiedere una cerimonia in memoria dei 19 caduti nella strage del 13 novembre 2003.
Alla messa e al pranzo spartano sotto le tende del contingente, per farsi gli auguri per il 2006, partecipa per la prima volta un esponente dell'opposizione in veste ufficiale: è il predecessore di Casini a Montecitorio e presidente del gruppo Ds alla Camera, Luciano Violante.
Una visita bipartisan, dunque, in cui oltre ad essere rappresentate le istituzioni si ascoltano le voci dei due poli. Uniti nel sostegno e nella solidarietà ai soldati, ma divisi nelle prospettive future dell’impegno in Irak. E infatti, se Casini dice ai militari di Camp Mittica: «C’è ancora bisogno di voi, qui», Violante sostiene che la missione italiana «va sospesa».
Il presidente della Camera, che è accompagnato anche dal presidente della commissione Difesa di Montecitorio, l’ex-generale Luigi Ramponi oggi esponente di An, testimonia innanzitutto i sentimenti di «gratitudine, rispetto e sincera ammirazione» degli italiani per i militari impegnati in Irak. La loro, dice, è un'«azione discreta e silenziosa che non chiede la ribalta dei media o la luce dei riflettori e che si realizza attraverso costi personali gravosi di cui si parla poco ma che esistono».
Questo è il suo messaggio da uomo delle istituzioni che esprime la «riconoscenza» di maggioranza e opposizione, come della gente comune. «Mai - sottolinea Casini -, nemmeno per un momento, è venuto meno il sostegno di tutti i parlamentari al vostro operato». E questo, aggiunge, «anche quando le diversità delle opinioni hanno reso più aspra la discussione».
Casini invia dall'Irak anche «un augurio affettuoso di ogni bene» al presidente della Repubblica Ciampi. Poi, passa ad illustrare le linee d’azione per il futuro, stabilite dal governo Berlusconi e dalla Cdl che lo sostiene. «Della vostra serietà e della vostra determinazione - dice ai soldati il presidente della Camera - c'è ancora bisogno in questi luoghi, per proseguire un cammino che sta dando i suoi frutti ma che è ancora lungi dall'essere compiuto, anzi è disseminato di difficoltà e ostacoli».
Insomma, non è finita. Non è ancora arrivato il momento del disimpegno, ma bisogna «guardare con soddisfazione al cammino compiuto». Casini rende omaggio al monumento dei caduti nell'attentato a Nassirya e ricorda le tre consultazioni popolari svoltesi in Irak quest'anno: il sangue italiano versato e i risultati ottenuti per favorire la democrazia nel Paese, richiedono di completare il lavoro per non rendere vani i sacrifici fatti finora. «La sfida - dice Casini - di far crescere e consolidare la democrazia e la libertà in Irak, da molti liquidata come un'illusione consolatoria o uno slogan ipocrita si è rivelata per quella che è veramente: una sfida di civiltà, di progresso, di pace, nell'interesse prioritario del popolo iracheno, ma anche di tutta la comunità internazionale».
Questo è il succo del discorso del presidente della Camera, che sottolinea la necessità di proseguire con «mano ferma e guardia sempre alta nel contrasto al terrorismo», ma raccomanda anche «massima apertura e disponibilità al dialogo tra i popoli, tra le culture e le religioni differenti». L’obiettivo, spiega il numero uno di Montecitorio, è «privare di ogni pretesto lo scontro di civiltà che lo stesso terrorismo intende alimentare, a danno innanzitutto di coloro che fanno della propria fede nell'Islam una bandiera di pace e di reciproco rispetto».
Violante completa il discorso dall’ottica del centrosinistra. «L'opinione dell'opposizione - dice, senza mezzi termini - è che si debba sospendere questa missione ed aiutare invece la ricostruzione civile del Paese». Il presidente dei deputati Ds ribadisce il dissenso sulla scelta politica del governo, precisando che questo «non vuol dire essere contro le forze armate: siamo qui a testimoniare la solidarietà ai militari, ad apprezzare il loro lavoro e a dire che se l'Unione andrà al governo le scelte che si faranno salvaguarderanno in ogni caso l'onore e la dignità delle forze armate italiane». Al di là delle barriere politiche tutti sanno che nelle pericolose terre irachene, come dice Ramponi, i militari hanno bisogno di sentire l'appoggio del Parlamento.